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Dal bacon fantasma al Var schizofrenico: ecco il football | Collector
Dal bacon fantasma al Var schizofrenico: ecco il football
Il Foglio

Dal bacon fantasma al Var schizofrenico: ecco il football

Prima di commentare le semifinali di andata di Champions League, fatemi rendervi edotti di un caso che sta appassionando l’Inghilterra da giorni. Si tratta del “baconbuttygate”, uno scandalo che coinvolge un tifoso del Morecambe – stiamo parlando di National League, quinta serie inglese, calcisticamente il livello della Serie A, ma con stadi più belli – il quale sarebbe stato allontanato dagli spalti dello stadio dei Forest Green Rovers perché avrebbe sfoderato e mangiato un panino al bacon offendendo così i padroni di casa che si bullano di essere il primo club vegano d’Inghilterra. Ho alzato pinte per tre sere consecutive a questo eroe moderno per poi leggere affranto la smentita ufficiale del Forest Green: “Sono tutte fake news, non c’era traccia di bacon”. Ma è bellissimo che se ne sia parlato per una settimana. Non ho invece capito di cosa ci sia traccia nel caso-Rocchi che vi vede così appassionati, e vi darà qualcosa di cui parlare mentre le Nazionali serie giocheranno il Mondiale quest’estate. Quello che so è che qualcuno avrebbe potuto bussare alla porta del Var di Atletico Madrid-Arsenal e impedire a quei cialtroni di togliere il secondo rigore dato ai Gunners. Capisco l’incazzatura di Arteta, è ormai acclarato che la famigerata “oggettività” della revisione video assistita è diventata negli anni quanto di più soggettivo e casuale possa esserci. Nonostante questo l’ultima inglese sopravvissuta è ancora in corsa per andare in finale e prendere schiaffi nelle parti basse (con piacere) da Bayern o Psg: se deve essere una stagione da psicodramma, per l’Arsenal, è giusto che lo sia fino in fondo. Che dire delle semifinali di Champions che sembrano una delle vostre barzellette (c’è un’inglese, una tedesca, una spagnola, una francese…) ma senza l’italiana? Mi dispiace ma non mi unisco al coro di chi si sgrilletta per Psg-Bayern dell’altra sera: va bene l’attacco, i-difensori-che-accettano-l’uno-contro-uno, i campioni che trasformano le occasioni in gol bellissimi, ma una partita che finisce come una sfida a calcetto pre-serata al pub del venerdì sera ha qualcosa che non va. Certo, gli algoritmi di TikTok e Instagram hanno materiale calcistico da riproporre ai propri utenti per i prossimi sei mesi, io però che sono un vecchio conservatore ubriacone apprezzo anche chi sa fare una fase difensiva degna di questo nome, e godo più per un recupero di Ruggeri che per un buco di Marquinhos. Capisco il discorso di chi dice che comunque il calcio che “funziona” da un punto di vista del marketing è questo, “che piaccia o no è in quella direzione che si sta andando”, ma stiamo attenti a non usare una semifinale di Champions tra due squadre molto forti come metro di paragone assoluto. C’è lo stesso tipo di poesia anche in Rochdale-York 1-1 di qualche giorno fa, con gol segnati al 95’ e 103’, invasioni di campo, lacrime, dramma sportivo e tanta, tanta birra.

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