Il Foglio
Caro Olivier Dupuis , ho ritrovato i miei appunti di uno dei molti giorni in cui venisti a farmi visita in galera, come un angelo di custodia. In galera infatti si tiene un diario, e si scrive a mano : in questo momento, ripensandoci, ho visto che dal mio dito medio è scomparso quella specie di callo da penna che mi aveva accompagnato per tutta la vita. Una falange liscia, destituita del suo orgoglio di scolaro . Tu di galere ne avevi di più pittoresche e numerose della mia, sebbene più brevi, per fortuna: in Belgio da disertore, a Praga da dissidente, a Dubrovnik da militante, a Budapest e a Saigon e a Vientiane... Persone coraggiose come te sono rare, e non è un caso che altri te lo rimproverino. O ti rimproverino di essere tutto politico, e la tua vita prova il contrario . Ne hai cambiate, di vite, e sempre tenendole care, e continui a farlo. Ho avuto una vera nostalgia dei nostri incontri, e non solo perché tu sei bello da vedere, come uno cui abbiano fatto la punta: portavi racconti di cose che mi stavano a cuore, Tibet, Cecenia, digiuni, parlamento europeo, amici, amore: e la campagna. E inviti solenni e sicuri a venirti a trovare a casa tua, cose che si dicono a chi è chiuso. In realtà poi l’ho avuto il tempo, e non sono venuto, che scemo. Ho le fotografie di Aude con le piccole Alexandra e Fatima, non sono più così piccole . Ho trovato anche una tua lettera in cui mi scrivevi, dell’Ucraina, di cui sei stato testimone militante da sempre, chiedendoti che cosa ne pensassi e sentissi, e subito dopo ti rispondevi senza aspettare. E il messaggio per il mio compleanno del 2022, che diceva così: “Caro Adriano, non riesco più a fare gli auguri dal 24 febbraio scorso. Salvo qualche eccezione. Un forte abbraccio, Olivier”. Abbi il mio abbraccio forte.
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