Collector
Yellow letters | Collector
Yellow letters
Il Foglio

Yellow letters

La figlia Ezgi, invitata dai genitori al loro spettacolo teatrale – lui, Aziz, ha scritto il testo e dirige la messa in scena, la moglie Derya recita – si lamenta per le quattro ore di durata: “Una basta, mica state salvando il mondo”. Certo che no. Ma siccome siamo in Turchia, basta molto meno per allarmare le autorità e farsi schedare come oppositori del regime. Aziz viene allontanato dall’università, i social passati al setaccio. Poi arriveranno le “lettere gialle” con cui il governo comunica azioni legali. Lo spettacolo viene sospeso, niente più lezioni all’università. Siamo a Ankara, nella finzione. Nella realtà è Berlino, dove il regista è nato, figlio di immigrati turchi. Le scene ambientate a Istanbul sono state girate a Amburgo, aggravando l’atmosfera indistinta: “E’ successo in Turchia, ma potrebbe succedere altrove”. Aziz va per la prima volta alla preghiera del venerdì, per chiedere aiuto al cognato. La risposta è generica, ma poi Aziz rifiuta di partecipare ai raduni familiari. La banca non accetta di diminuire gli interessi del prestito. Il processo è fissato sette mesi dopo, ma Aziz ha due ortodossie. Primo, guai a chi beve la Coca Cola. Figuriamoci quando Derya annuncia il ruolo che le hanno offerto un ruolo in una serie tv. Lui preferirebbe fare la fame. Si fanno ospitare dalla suocera, non senza battibecchi. Film impegnato, tra cinema e teatro, ogni tanto salta qualche passaggio. Orso d’oro alla Berlinale 2026 .

Go to News Site