Il Libraio
“La parola che rispecchia perfettamente come mi sentivo tempo fa è ‘dolore’. Il dolore di dovermi sempre giustificare, scusare e spiegare il luogo da cui provengo, le mie origini, in tutta la loro complessità”. Dall’infanzia nella Bulgaria comunista al ritorno in un paese che fatica a riconoscersi: in "Una strada senza nome", Kapka Kassabova intreccia memoria, identità e appartenenza ("Per me scrivere è un percorso verso la conoscenza". "La mia infanzia è stata quella dell’ultima generazione comunista... a un certo punto bisogna andare oltre il trauma e guardarsi dentro"). Nell’intervista a tutto campo che ci ha concesso, c'è spazio tanto per il racconto di un passato complesso quanto per uno sguardo oggi rivolto alla natura e alla spiritualità. Un percorso personale che diventa anche una riflessione sul presente e i delicati ecosistemi dei Balcani: "Il perdono, la riconciliazione, la gratitudine e la pace sono stati dell’anima. Non possiamo aspettarci che le nostre nazioni si comportino in un certo modo, possiamo aspettarcelo solo da noi stessi. Perciò la riconciliazione, l’atto di dire ‘grazie di tutto, compreso il male’, è un atto molto potente di liberazione interiore. È obbligatorio farlo e ancora una volta, la natura è ciò che ha cambiato radicalmente la mia visione del mondo..." Leggi l'articolo completo Kapka Kassabova: “La mia infanzia è stata quella dell’ultima generazione comunista” .
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