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Oltre lo spazio e il tempo. Le opere con energia infinita di T-yong Chung
Il Foglio

Oltre lo spazio e il tempo. Le opere con energia infinita di T-yong Chung

Nome e cognome: T-yong Chung Luogo e anno di nascita: Daegu, Corea del Sud. 1977 Gallerie di riferimento e contatti social: Nuova Galleria Morone. www.instagram.com/t_yong_chung/ . www.t-yongchung.com Che cosa intendi per opera con energia infinita? Credo che un’opera capace di emanare un’energia infinita sia un lavoro che trascende il tempo e lo spazio, offrendo ispirazione continua e tentando un dialogo con chi la osserva. Per esempio, quando mi trovo davanti a un dipinto realizzato centinaia di anni fa e sento il bisogno di fermarmi perché quell’opera mi cattura completamente, penso che sia un’opera che mi trasmette energia. Negli ultimi tempi, ogni volta che visito una nuova città, mi piace entrare in chiese antiche, cattedrali o templi buddhisti. Al di là della religione, sono luoghi che mi trasmettono una sensazione misteriosa. Anche questa può essere considerata una forma di energia. A che cosa stai lavorando? Recentemente sto lavorando sia sulla scultura sia su opere bidimensionali.Per quanto riguarda la scultura, realizzo principalmente figure umane attraverso tecniche tradizionali di modellazione in argilla, successivamente faccio un calco in gesso e, una volta ottenuta la forma finale, utilizzo una levigatrice industriale per cancellare una parte del volto. Se il processo di creazione della scultura rappresenta le tracce del flusso della mia vita, la superficie cancellata artificialmente rivela invece una dimensione inconscia che non conosco. L’opera si completa creando un’immagine e poi cancellandola in modo parzialmente casuale. Successivamente, attraverso diversi materiali, genero nuove immagini. I materiali che utilizzo recentemente includono bronzo, cera e vetro. Parallelamente, nelle opere bidimensionali utilizzo tecniche di stampa a pressione su tessuto. Creo nuovi spazi sovrapponendo le silhouette degli spazi vuoti di bicchieri che si trovano nella vita quotidiana. Entrambi i percorsi possono essere visti come un viaggio alla ricerca di uno spazio interiore sconosciuto. In che modo trasformi gli oggetti trovati? Attraverso diversi esperimenti e ricerche, desidero arrivare a scoperte significative. Poiché il punto di partenza sono io stesso, osservo sempre con attenzione le persone e gli oggetti che mi circondano. È fondamentale per me individuare la relazione che ho con essi e soprattutto scoprirne l’interiorità. Nei miei primi lavori, partivo da oggetti trovati e, attraverso vari esperimenti, ne ricavavo nuovi risultati. Nei lavori più recenti, invece, creo qualcosa dal nulla e, attraverso ulteriori sperimentazioni, porto a compimento l’opera. Le sculture di figure umane sono spesso modellate direttamente da me in argilla. Se in passato l’oggetto trovato era il tema principale, oggi tende a diventare un elemento secondario. Che cos’è per te lo studio d’artista? Per me lo studio è il luogo in cui posso condurre tutti questi esperimenti. Non è solo uno spazio fisico di realizzazione, ma una fonte di ispirazione che alimenta il mio lavoro. Anche semplicemente restare seduto nello studio contribuisce allo sviluppo delle mie opere. Una cosa che ho capito è che i miei lavori migliori sono proporzionali al tempo che trascorro in studio. Le opere nate da idee superficiali non raggiungono la stessa profondità. Per questo motivo, lo studio non è solo un luogo di produzione, ma può essere considerato parte di me stesso. Com’è organizzata la tua giornata? Poiché lavoro con materiali diversi, non opero in un unico studio. Le sculture e i lavori di saldatura li realizzo nel mio studio principale, mentre le opere bidimensionali le sviluppo in un laboratorio di stampa situato altrove. Questo rende il mio processo piuttosto dinamico. Tuttavia, ogni mattina c’è una pratica che precede tutte le altre: faccio sempre yoga e meditazione. Per me è un momento fondamentale per svuotarmi e riportarmi a uno stato di zero, ed è un punto chiave della mia giornata. In che modo hai iniziato a fare l’artista? Mio padre è uno scultore in Corea, quindi fin da piccolo ho sviluppato un interesse naturale per la scultura. Successivamente sono venuto a studiare in Italia, dove ho frequentato l’Accademia. È stato lì che ho iniziato a cercare il mio linguaggio, un passaggio fondamentale nel mio percorso. Ho ricevuto molte influenze dai grandi maestri italiani ed europei. Quali sono i tuoi riferimenti visivi e teorici? La mia formazione si è sviluppata in Italia, e anche le mie prime opere sono nate qui. Tuttavia, con il tempo ho sentito sempre più forte il legame con le mie origini coreane. Questa consapevolezza si è rafforzata progressivamente, e considero il buddhismo zen coreano e il pensiero di Laozi elementi teorici fondamentali per il mio lavoro. Tra gli artisti occidentali che apprezzo ci sono Giuseppe Penone, Ettore Spalletti e Anish Kapoor. Recentemente trovo molto interessanti anche scultori come Adolfo Wildt. Inoltre, traggo grande ispirazione dagli oggetti che incontro nei musei archeologici. Nei tuoi lavori, il caso è davvero casuale o lo riconosci solo dopo? Nei miei primi lavori il caso era spesso realmente casuale. Questo perché la maggior parte degli oggetti utilizzati veniva trovata da me e poi trasformata. Oggi il mio metodo è cambiato: lavoro più spesso su sculture create da me stesso, trasformandole successivamente. Tuttavia, l’elemento del caso è sempre presente e continua a svolgere un ruolo importante. Soprattutto nelle opere bidimensionali, la sovrapposizione di più silhouette genera nuovi spazi e colori in modo imprevedibile, e questo mi dà una gioia infinita. Anche nella scultura, quando levigo una forma, le silhouette che emergono sono in parte intenzionali ma finiscono per rivelare una dimensione inattesa. Quando nell’opera accade qualcosa che è al tempo stesso intenzionale e non intenzionale, nasce qualcosa di veramente interessante. Non è solo il risultato della mia volontà, ma anche dell’intervento di una forza assoluta che non posso conoscere. Diciamo che il lavoro si apre a una dimensione che non controllo. Qual è la funzione dell’arte oggi? L’arte appartiene alla sfera della sensibilità ed è come una fonte di ispirazione. Il fatto che opere create ben prima dell’era dell’intelligenza artificiale, o addirittura prima della rivoluzione industriale, continuino a emozionarci attraverso i secoli dimostra che esse emanano qualcosa di continuo. Oggi siamo circondati da un’enorme quantità di immagini, prodotti di design, film e musica. Tuttavia, il desiderio umano di cercare qualcosa che vada oltre tutto questo è forse parte della nostra natura. Gli artisti sono coloro che indagano questa dimensione e, attraverso il loro lavoro, ci mostrano possibilità che ancora non conosciamo. Le opere Ognuno di noi ha un universo dentro di sé. Come un goccio di acqua, o un pezzo di cielo… si rinasce. Sciogliere è come dipingere... un altro modo di invitare casualità. Guardare il suo viso è un momento di pace. Verso l’alto, verso la luce, verso il nulla. Solo lo spazio che un tempo era pieno ed è stato svuotato è in grado di incontrare altri spazi. Esso diventa occasione per scoprire qualcosa di nuovo. Anna maria! Anna maria? Anna maria… Non sono scomparsi, ma stanno con noi… ritratto modificato di Luchino Visconti, Lucio Fontana, Fernanda Wittgen, Gio Ponti, Giuseppe Verdi. Contatti fra spazi diversi. Gli uomini nascono e muoiono in questo universo e in questo spazio. Il loro corpo scompare quando muoiono, lasciando una traccia di sé che si collega al presente.

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