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Germania, il Pentagono conferma: "Via 5mila soldati". In stallo l'accordo di pace con l'Iran

Gli Stati Uniti ritireranno dalla Germania un'intera brigata, cinquemila soldati. Il ridispiegamento dei militari, ordinato da Donald Trump nel mezzo di una disputa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, è stato confermato in serata d Pentagono e avverrebbe prossimi 6-12 mesi. Berlino ha cercato di minimizzare la gravità della mossa di Trump, definendola "prevista" e un monito sulla necessità per l'Europa di investire nella propria difesa. Il ritiro degli Stati Uniti giunge dopo le critiche di Merz alla guerra del presidente americano contro l'Iran e alla sua gestione dei negoziati Teheran. Lunedì il cancelliere aveva affermato che gli Stati Uniti venivano "umiliati" dai leader iraniani. Trump ha replicato prontamente, dicendo che Merz "non sa di cosa sta parlando", e poco dopo ha ventilato la possibilità di un ritiro delle truppe. La portavoce della Nato, Allison Hart, ha dichiarato sabato che l'alleanza stava "collaborando con gli Usa per comprendere i dettagli della decisione in merito al ridispiegamento delle forze in Germania". Le dichiarazioni lasciavano intendere che l'annuncio del ritiro fosse un atto unilaterale, con scarso o nessun coordinamento con gli alleati europei di Washington. "Questo aggiustamento sottolinea la necessità per l'Europa di continuare a investire di più nella difesa e ad assumersi una maggiore responsabilità per la nostra sicurezza comune", ha sottolineato Hart, rilevando che gli alleati della Nato hanno compiuto progressi da quando, lo scorso anno, si sono accordati per investire il 5% del Pil nella difesa per far fronte alla crescente minaccia proveniente dalla Russia. Un portavoce del ministero della Difesa tedesco ha affermato che il previsto ritiro degli Stati Uniti dalle basi in Germania dimostra che "dobbiamo rafforzare il pilastro europeo all'interno della Nato". "Era previsto che gli Stati Uniti potessero ritirare le truppe dall'Europa, Germania compresa", ha affermato il portavoce, stimando l'attuale contingente militare statunitense in Germania a 40 mila unità. Funzionari americani hanno ipotizzato il ritiro di una brigata da combattimento dell'esercito già schierata in Germania e la cancellazione del previsto dispiegamento di un battaglione di artiglieria a lungo raggio nel Paese, con il possibile coinvolgimento di altre truppe. Secondo il Defense Manpower Data Center statunitense , 68 mila militari in servizio attivo sono assegnati in modo permanente alle basi in Europa. Ulteriori ritiri potrebbero innescare un conflitto con il Congresso degli Stati Uniti che, lo scorso anno, ha stabilito che il numero di truppe in Europa non deve scendere al di sotto di 76 mila unità. Il Congresso ha fissato questo parametro di riferimento dopo il ritiro nel 2025 di una brigata dalla Romania. Secondo quanto riportato, le capitali europee sarebbero più preoccupate per il rinvio delle vendite di armi precedentemente concordate tra Usa e alleati. Venerdì, il quotidiano britannico The Financial Times ha riferito che l'amministrazione Trump aveva avvertito gli alleati, tra cui Regno Unito, Polonia, Lituania ed Estonia, di aspettarsi lunghi ritardi nelle consegne di armi statunitensi, perché il Pentagono sta dando priorità al rifornimento delle scorte utilizzate nella guerra con l'Iran. A sottolineare il cambio di priorità, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato venerdì l'approvazione di vendite militari per oltre 8,6 miliardi di dollari (6,33 miliardi di sterline) ai suoi alleati mediorientali: Israele, Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti. Una preesistente spaccatura transatlantica è stata notevolmente aggravata dal rifiuto degli alleati Nato nel Ve cchio Continente di intervenire nella guerra contro l'Iran.  Merz aveva offerto l'impiego di dragamine tedeschi per contribuire alla riapertura dello Stretto di Hormuz, di vitale importanza economica, ma solo a condizione che fosse in vigore un cessate il fuoco permanente e che la missione avesse un mandato delle Nazioni Unite o dell'Unione Europea. In un'intervista alla rivista Der Spiegel , Merz ha dichiarato: "Ho spiegato a Donald Trump perché consideriamo sbagliata la guerra in Iran. Ciononostante, cerco di mantenere un buon rapporto personale con il presidente americano". "Finora, questo sforzo sta avendo successo", ha dichiarato Merz in un'intervista pubblicata mercoledì. Ma poco dopo l'arrabbiatura di Trump è esplosa e ha ordinato il ritiro dei soldati di stanza on Germania. La lite cade in un monento difficile. Gli sforzi per porre fine alla guerra con l'Iran sono in una fase di stallo dopo che Trump ha dichiarato di non essere "soddisfatto" di una proposta iraniana che prevedeva la revoca del blocco dello Stretto di Hormuz da parte di entrambi i paesi, accantonando temporaneamente le questioni nucleari e di sicurezza. Il quotidiano finanziario The Wall Street Journal ha riportato che l'Iran ha ammorbidito le precondizioni per i colloqui, rinunciando alla richiesta che gli Usa revochino il blocco prima che possano iniziare ulteriori negoziati. Non è comunque stata concordata una data per un nuovo ciclo di colloqui. La ripresa dei negoziati potrebbe essere complicata da una nuova ondata di raid aerei israeliani sul Libano meridionale. Un raid aereo nel villaggio di Kfar Dajjal ha ucciso due persone, mentre un altro ha colpito un'abitazione a Lwaizeh, uccidendone tre. Due morti anche nell'attacco a Shoukin. L'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito più di 50 "siti infrastrutturali" dell'organizzazione terroristica Hezbollah e di aver intercettato un razzo diretto contro le truppe israeliane nel Libano meridionale. Anche se gli alleati della Nato aumentassero la spesa per la difesa al 5% del Pil, la creazione delle capacità necessarie per assumere il controllo della deterrenza convenzionale richiederà tempo, e un taglio prematuro delle forze statunitensi in Europa rischia di minare la deterrenza.

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