Quotidiano Libero
Massimiliano Allegri lo aveva detto chiaramente: è da marzo in poi che si decide una stagione. Quello che il tecnico rossonero non aveva previsto, però, è che proprio con l’arrivo della primavera la sua squadra sarebbe crollata. Vinto il derby dell’illusione dell’8 marzo, il Milan ha inaspettatamente staccato la spina, perdendo addirittura quattro delle successive sette partite (contro Lazio, Napoli, Udinese e Sassuolo), pareggiandone una (Juventus) e vincendone appena due (entrambe di misura, con Torino e Verona). Una crisi di risultati da ricercare nella proposta di gioco, inesistente, della formazione di Allegri. Un gioco rappresentato alla perfezione dal dato dei tiri in porta del Diavolo nelle ultime cinque giornate di campionato: una conclusione nello specchio a Napoli, tre contro l’Udinese, tre in casa del Verona, uno con la Juve e addirittura zero nella sfida di domenica sul campo del Sassuolo. Il risultato è inevitabile: un solo gol segnato nelle ultime cinque gare di Serie A. Più in generale, il Milan è rimasto a secco o ha segnato appena una rete in 9 delle ultime 11 partite. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47400498]] RADICI PROFONDE Chi segue quotidianamente il Diavolo, però, sa bene come i problemi offensivi rossoneri abbiano radici profonde e non rappresentino una novità del finale di stagione. La tendenza parte da fine agosto, quando Allegri sceglie di cambiare vestito tattico alla squadra, abbandonando l’idea iniziale di 4-3-3, per passare a un 3-5-2 decisamente più prudente. Il problema, però, è che la rosa rossonera è ideata per giocare un calcio offensivo, sfruttando gli uno contro uno degli esterni d’attacco (tendenza, peraltro, di tutte le grandi squadre d’Europa). Insomma, nel tentativo di sistemare la fase difensiva, Allegri ha inavvertitamente disinnescato la produzione offensiva, depotenziando, in particolare, i due giocatori più temibili, Rafael Leao e Christian Pulisic, costretti a gioOra, però, il tempo per cambiare strada sembra scaduto. Con solamente tre giornate di campionato rimaste, rivoluzionare ancora potrebbe essere più rischioso che utile, considerando che la squadra avrebbe bisogno di tempo per digerire un nuovo cambiamento (quel che è certo, comunque, è che andranno fatte serie valutazioni in vista della prossima stagione, qualunque sarà il piazzamento finale del Milan). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47384284]] Innanzitutto, i rossoneri non possono permettersi di sbagliare domenica, quando a San Siro arriverà un’Atalanta in crisi, ma sempre temibile (la Dea ha una striscia di cinque partite di fila senza vittorie tra campionato e Coppa Italia, con tre sconfitte e due pareggi). Un altro scivolone, dopotutto, metterebbe a serio rischio una qualificazione in Champions League che pareva scontata fino a un paio di settimane fa. Una mano ad Allegri la stanno dando le concorrenti, non certo infallibili nelle ultime uscite. Emblematico l’1-1 della Juventus di domenica contro il Verona, che ha impedito alla Vecchia Signora di agganciare il Milan in classifica (i bianconeri sono a -2). La certezza, per Allegri, è che con 6 punti sarebbe Champions, ma questo Milan di certezze non ne offre più...
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