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Il cuore del Salone è e deve essere “il Salone”, dice Bozzetti (Fiera) | Collector
Il cuore del Salone è e deve essere “il Salone”, dice Bozzetti (Fiera)
Il Foglio

Il cuore del Salone è e deve essere “il Salone”, dice Bozzetti (Fiera)

I numeri sono lusinghieri, resi noti anche da GranMilano la scorsa settimana . Il Salone del Mobile e il Fuorisalone sono stati un grande successo. Eppure, a guardare da vicino il tutto, qualche sbilanciamento c’è. Le aziende – o quantomeno alcune – iniziano ad avere la tentazione di investire più su quello che sta fuori, nella città che ribolle di eventi piccoli e grandi (di grande qualità creativa e di dubbia qualità creativa, a volte), e meno in quello che sta nei padiglioni fieristici. Una tentazione pericolosa, però, secondo il presidente di Fondazione Fiera Giovanni Bozzetti. “Premettiamo che ancora una volta Milano è stata la capitale mondiale del design e della dell’arredo. E questo malgrado la crisi internazionale e la situazione geopolitica particolarmente difficile. Quindi siamo molto felici del bilancio finale, che è lusinghiero non solo per il sistema Fiera ma anche soprattutto per Milano e per un’area vasta, oltre la città”. Poi però c’è la critica. Precisa e mirata: “Bisogna mantenere un corretto equilibrio tra Salone e Fuorisalone. Se uno dei due avesse la preponderanza rispetto all’altro, questo significherebbe la morte di entrambi”. Detto in parole semplici? “Se molti espositori del Salone decidessero di fare i loro eventi solo in città e non all’interno della Fiera il contraccolpo sul Salone porterebbe alla morte anche il Fuorisalone”. Simul stabunt simul cadent? “Non c’è da allarmarsi, ma c’è da dire qual è la realtà: Salone e Fuorisalone sono legati perché si respira in città un’aria coinvolgente, un’atmosfera coinvolgente. Che appassiona tutti, quindi il il visitatore della fiera nel momento in cui si sposta in città vede che c’è una città che vive per quell’evento fieristico. Ma non ci scordiamo che i grandi buyer internazionali vengono per quello che avviene in Fiera. In città è più un happening, un gathering. Chi va in città lo fa non per andare ad acquistare i singoli elementi di arredo, ma per partecipare agli eventi, alle ‘experience’, ai cocktail eccetera. Ma se levassimo la parte B2B, che è quella che rende il Salone del Mobile l’evento internazionale che è, anche il Fuorisalone avrebbe grosse difficoltà”. Un richiamo imprenditoriale e a fare sistema, insomma. Poi c’è un altro tema, che al Fuorisalone ormai si incontra di tutto, e molto spesso con il mobile non c’entra niente. “Indubbiamente il tema esiste, anche perché è difficile contenere un fenomeno e un entusiasmo del genere. Forse ci potrebbe essere una qualche regia, ma comunque nessuno potrebbe impedire a chicchessia di fare un evento in quei giorni di grande fermento. Di certo c’è che il motore di tutto sta nei padiglioni. Per questo bisogna tutelare l’equilibrio tra Salone e FuoriSalone”.

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