Il Foglio
Diritti, spigole e porchetta. Per Marina Berlusconi la legge sul fine vita resta un passaggio assai importante per connotare il rinnovamento di Forza Italia, lo ha detto e ribadito. I parlamentari azzurri assicurano che il tema resta centrale, che ci proveranno fino alla fine. Stefania Craxi dice: “Ho fiducia”. Ma le priorità di Palazzo Chigi, e degli alleati, sono altre. E poi, come è emerso nel vertice di maggioranza – tra nomine di Consob e Antitrust (in stallo), conti, energia e legge elettorale su cui si accelera – i nodi da sciogliere sono ancora molti. Così anche la figlia del Cav. s’è ormai convinta che la legge sul fine vita non si farà entro questa legislatura. Resterà centrale, anche in un’ottica di differenziamento dagli alleati, insieme ai diritti civili, ma le speranze di portare a casa un risultato, da spendere anche in campagna elettorale, sono ridotte al minimo. La centralità del fine vita per FI era stata rilanciata in un riunione ad hoc convocata dal capogruppo Enrico Costa e a cui avevano partecipato anche la stessa Craxi e il suo collega in Senato Pierantonio Zanettin, che del testo di legge è relatore insieme al meloniano Ignazio Zullo. Ma le sensibilità in maggioranza sono diverse, con FdI soprattutto a mettersi di traverso anche per volere del sottosegretario Alfredo Mantovano, cattolico e conservatore. Mentre la Lega di Salvini (che ieri ha presentato con Tiziana Nisini e Riccardo Molinari una proposta di legge per istituire una scuola di specializzazione in senologia all’interno della chirurgia generale) per ora non si è esposta troppo, sebbene Luca Zaia da tempo richieda un impegno in questo senso. Ci sono divergenze anche sul ruolo del servizio sanitario nazionale che per i meloniani dovrebbe essere escluso dal provvedimento. Nel vertice forzista era emersa la netta volontà di andare avanti, di riaprire un dossier che è incagliato da mesi in commissione. Lo conferma al Foglio lo stesso Zanettin: “Craxi ha preso di petto la questione, c’è da parte nostra il massimo impegno”. Ma? “C’è una resistenza passiva da parte del governo, abbiamo presentato degli emendamenti ma i pareri ancora non arrivano”. Né da Palazzo Chigi, né dal Mef. Per Zanettin, in ogni caso, “se si vuole il tempo c’è, noi speriamo di farcela”. Mentre Craxi aggiunge: “Si tratta di una battaglia di civiltà, che la politica non può lasciare alle sentenze e alle singole regioni”. La capogruppo si dice comunque “fiduciosa”, sebbene sia una questione che può generare scontri e cortocircuiti tra alleati. Dove gli elementi per discutere non mancano. Anche per questo ieri i leader di maggioranza si sono incontrati a pranzo, a base di pesce, per quasi due ore, in quello che Adnkronos ha ribattezzato subito il patto della spigola – rievocando altri celebri incontri politici. Nel menù anche la politica estera, in vista dell’arrivo di Rubio a Roma, e la crisi energetica: condivisione della linea Giorgetti in Europa e poi l’idea è quella di accelerare sul nucleare. Tutto rimandato sulle nomine di Consob (con FI che ancora dice no a Federico Freni) e Antitrust. Sarebbe stata proprio Meloni a chiedere di rimandare il discorso. Ma la portata principale è la legge elettorale: si va avanti, cercando un confronto con le opposizioni che tuttavia per il momento continuano a considerare la proposta “irricevibile”. Qualche frizione però potrebbe nascere anche tra i partiti di governo. Marina B. ha assicurato che sarà leale. Fonti azzurre che hanno seguito da vicino il dossier lo confermano, ma precisano: “Siamo disponibili a discutere, anche con le opposizioni, ma abbiamo un accordo politico, che è frutto di una sintesi e va rispettato”. E non prevede le preferenze: “Che stravolgerebbero l’intero impianto della legge, l’alternanza di genere. Il ballottaggio? Non l’abbiamo mai condiviso, non funziona con due camere”. Insomma, è l’avvertimento: “Ragioniamo sui tecnicismi, sul premio di maggioranza, anche in base a quello che emerge dagli esperti in audizione. Ma se cambia troppo allora bisogna rivedere l’accordo per intero”. Dipenderà in particolare da quanto davvero FdI vorrà spingere e andare incontro al Pd. Per FI, in ogni caso, c’è anche altro. Così nel pomeriggio Raffaele Nevi e Francesco Battistoni, fedelissimi Tajanei, presentano in conferenza stampa alla Camera “Porquesì”, la festa della porchetta in programma a San Terenziano, in provincia di Perugia, a metà maggio. Segue gustosa degustazione a base di panini con la porchetta – rigorosamente umbra – e vino “Rossobastardo”: l’apprezzamento è bipartisan. “E’ buonissimo, assaggiatelo”, consiglia un deputato del Pd. Forse per il confronto sulla legge elettorale si può partire da qui.
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