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Il momento difficile di Milei | Collector
Il momento difficile di Milei
Il Foglio

Il momento difficile di Milei

“Non so se deve essere sanzionato in nome dell’etica o dell’estetica”, commenta sarcastico il giornalista Carlos Pagni nel suo programma settimanale Odisea Argentina. Il riferimento è ai lavori di ristrutturazione fatti da Manuel Adorni, il capo di gabinetto del presidente dell’Argentina Javier Milei, dal costo di 245 mila dollari pagati in nero e in contanti, che includono una “cascata” in una piscina. La cascada è diventata oggetto di ironie, nonché il simbolo del pacchiano e inspiegato arricchimento di un uomo del circolo più stretto di Milei, colpito da uno stillicidio di accuse di corruzione: acquisto di case, vacanze di lusso, viaggi in jet privati e ora una ristrutturazione. In totale, una spesa di 800 mila dollari. Un po’ troppi per un funzionario che ne guadagna 2,5 mila al mese e senza risparmi. L’inchiesta su Adorni, che va avanti da due mesi con nuove rivelazioni senza che il protagonista abbia fornito una spiegazione esaustiva, coincide con una progressiva caduta nei consensi di Milei . L’indice di fiducia stimato dall’Università Torcuato Di Tella segna ad aprile un crollo del 12,1 per cento rispetto a marzo, attestandosi al 40 per cento. D’altronde una delle promesse con cui Milei ha vinto le elezioni era la lotta alla corruzione della “casta” (in questi giorni è in corso il processo “Cuadernos”, che riguarda uno schema di corruzione per centinaia di milioni di dollari messo in piedi dagli ex presidenti e coniugi Kirchner). E Adorni era proprio il fustigatore dei corrotti che parlava di “morale come politica di stato”. Ora la sua permanenza al governo pare sempre più insostenibile, ma il presidente e sua sorella Karina continuano a blindarlo. Ma oltre agli scandali, c’è una certa delusione per l’andamento dell’economia ora che la principale promessa di Milei, quella di stroncare l’inflazione, non sta dando più gli stessi risultati . Il tasso d’inflazione mensile, che a maggio aveva toccato il livello minimo dell’1,5 per cento, è in crescita da un anno e a marzo ha toccato il 3,4 per cento. Nel 2026 l’inflazione annuale è comunque stimata attorno al 30 per cento come nel 2025, un dato nettamente migliore del 211 per cento ereditato dal governo peronista, ma non sembrano esserci ulteriori progressi. Per giunta il piano di stabilizzazione macroeconomica sta producendo una dolorosa trasformazione produttiva . L’incisivo taglio della spesa pubblica (circa -30 per cento) ha fatto raggiungere immediatamente il surplus di bilancio, che è la pietra angolare del piano del governo, consentendo di fermare la Banca centrale che stampava moneta a raffica e così abbattere l’inflazione. La strategia libertaria si basa poi su due pilastri: l’apertura commerciale, fatta di liberalizzazioni, deregulation e abbattimento dei dazi; e lo sviluppo dei settori esportatori come energia, industria mineraria e agroindustria, per superare la storica “restrizione esterna” (mancanza di dollari). Il problema è che questi settori più efficienti, che attirano investimenti e che macinano record di export rappresentano solo un decimo degli occupati. Mentre i settori più inefficienti perché dipendenti dalla spesa pubblica o dal protezionismo statale, come le costruzioni e la manifatturiera, sono quelli che danno più occupazione. Per giunta la velocità con cui si creano nuovi posti di lavoro è più lenta di quella con cui si distruggono. Questo processo, pertanto, non è indolore soprattutto in un momento in cui l’inflazione rialza la testa, i salari non recuperano e i nuovi posti sono precari. Ma questo non vuol dire che l’esperimento Milei sia al capolinea . Anche perché, almeno sul piano economico, si prevede un miglioramento, sia in termini di inflazione (scesa, secondo le stime, al 2,5 ad aprile) sia in termini di attività economica ora ferma: secondo l’Fmi il pil crescerà del 3,5 per cento nel 2026 e del 4 per cento nel 2027 (per la prima volta dopo vent’anni l’Argentina tornerebbe a crescere per tre anni di fila). Il governo ha poi blindato il rifinanziamento di debiti in scadenza attraverso una garanzia della Banca mondiale e un esborso dell’Fmi, che ha già approvato a livello tecnico la seconda revisione del piano di assistenza. I progressi sono certificati da Fitch, che ha alzato il rating sovrano a B-, facendo fare all’Argentina un ulteriore passo verso il ritorno sui mercati internazionali a tassi accettabili. Nei primi quattro mesi dell’anno la Banca centrale ha acquistato oltre 7 miliardi di dollari di riserve, coprendo tre quarti dell’obiettivo annuale di almeno 10 miliardi ben prima dell’inizio della stagione del raccolto, che è il periodo di maggiore ingresso di dollari. Accumulando le riserve, il governo punta a difendersi da una corrida prima delle presidenziali del 2027, evitando la crisi che si è manifestata a settembre del 2025, prima delle elezioni di metà mandato, quando gli investitori sono fuggiti temendo la vittoria peronista. Questo è un altro asset di Milei: l’assenza di un’alternativa credibile . Non è un caso che quando i peronisti si avvicinano al governo il valore dei titoli crolli e il tasso di cambio voli. A settembre 2025 l’indice di fiducia nel governo aveva toccato il minimo storico: 39 per cento. Un mese dopo, anche per la paura del ritorno all’instabilità e all’iperinflazione, Milei ha vinto con circa 10 punti di vantaggio sul peronismo. Alla fine a contare sarà l’economia, gli argentini hanno dimostrato nei decenni di poter tollerare la corruzione. Se l’inflazione andrà giù e il pil su, la “cascata” sarà dimenticata.

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