Il Foglio
Per dimenticare questa Biennale antioccidentale anzi antinazionale, che per un patriota è peggio, l’insultante Biennale senza nemmeno un pittore italiano , vado a Imola dove mi aspetta Giovanni Frangi con “Vera da pozzo”, la sua mostra aperta fino al 5 luglio al Museo San Domenico. Enormi rispetto a Venezia i vantaggi logistici, economici, artistici : si parcheggia a pochi metri, nessun turista, nessun rischio di venire scippati o spennati, e grandi quadri magnifici. Capolavori di sintesi, velocità, freschezza (anche in senso stretto: parecchi sono datati 2026), tendenzialmente acquatici: le Ninfee, i Cigni, i Cieli... Ed ecco la felicità del dipingere, la soavità del sognare, la facilità del vagare con la mente. A Imola, mi sembra chiaro, si sono incontrati di recente Monet, Schifano e Veronese, e hanno nominato Frangi loro erede. La bellezza non salva il mondo? Può darsi, ma lo consola . E dopo aver visto Frangi, si vola.
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