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Giuli vs Salvini: "Il post sulla Biennale? Pensavo fosse un'autocritica per il suo assenteismo" | Collector
Giuli vs Salvini:
Il Foglio

Giuli vs Salvini: "Il post sulla Biennale? Pensavo fosse un'autocritica per il suo assenteismo"

"La verità, quando ho visto il post di Salvini, è che l'ho frainteso e ho pensato che lui facesse autocritica. Ho detto: 'Vedi, Salvini che fa un post per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero'. Dopodichè ho capito che invece non era un'autocritica sul suo assenteismo, e rispetto la sua posizione che è condivisa da tante altre persone ". Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a Sky Tg24 Live in Roma, a proposito di un post scritto dal vicepremier Matteo Salvini a proposito della Biennale: "Gli assenti hanno sempre torto. Viva l'arte libera e coraggiosa!". Riferimento neanche troppo velato alla decisione del ministro della Cultura Alessandro Giuli di non partecipare all'inaugurazione dell'evento il 9 maggio. " Non mi pare un caso molto importante il fatto che Salvini prediliga la Biennale non del dissenso ma della disinformatia – ha proseguito Giuli –. E c'è un fronte che questa disinformatia se l'e' bevuta, che va da Che Guevara a Madre Teresa, come diceva Jovanotti, da Tommaso Montanari a Forza Nuova, passando per Renzi. È un'altra vittoria della Russia", ha concluso. L'episodio si inserisce in un clima già teso all'interno del governo. Come raccontiamo qui , durante l'ultimo Cdm la premier Giorgia Meloni – che pure ha preso le distanze da Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione Biennale, sull'apertura alla Russia – ha rivolto al ministro Giuli un consiglio ben preciso: “Meno spocchia”. Davanti alle telecamere, Giuli ha sfruttato l'occasione per rispondere direttamente a Buttafuoco, che ieri in occasione della presentazione dell'Esposizione ha ringraziato sia Giuli che Meloni, per poi citare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "Il capo dello stato, cui dobbiamo riconoscenza e rispetto, ha detto chiaramente ai David di Donatello qual è il mandato del lavoro artistico e culturale: libertà e audacia. Ebbene eccoci". Per il ministro della Cultura, è stato "inopportuno portare fino Venezia" le parole pronunciate da Mattarella . "In generale, si doveva parlare di arte e si sta parlando di arte di regime, cioè l'arte della Russia putinista che è presente a Venezia dopo 4 anni grazie a un accordo fatto alle spalle del governo. Biennale e Russia – ha proseguito – hanno avuto tempo per accordarsi sui termini e aggirare le sanzioni. Tecnicamente ritengo sia plausibile il fatto che nella preview la Russia ha aperto un padiglione che poi chiuderà. Poi c'è il giudizio politico, storico, morale".

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