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I limiti dei negoziati fra Stati Uniti e Teheran
Il Foglio

I limiti dei negoziati fra Stati Uniti e Teheran

Prima di arrivare a un accordo, sembra che gli Stati Uniti e la Repubblica islamica dell’Iran abbiano sempre bisogno di trovare una cornice. Gregg Carlstrom, corrispondente dal medio oriente per l’Economist, scrive: “La tregua dell’8 aprile è stata un accordo per continuare a parlare di un accordo… il memorandum di cui si discute ora è anch’esso un accordo per continuare a parlare di un accordo”. E conclude: Washington e Teheran potranno continuare a elaborare la struttura, ma non riusciranno a finire la guerra fino a quando non concorderanno sui dettagli. Finora, Stati Uniti e Repubblica islamica trovano un accordo sui contenitori, ma rimangono in disaccordo su tutto ciò che serve per riempirli, in primo luogo il nucleare e le sanzioni. Giovedì si discuteva della possibilità che la decisione di Donald Trump di sospendere il progetto “Freedom” per liberare lo Stretto di Hormuz dal blocco iraniano non fosse tanto dettata dalla vicinanza a un accordo, ma dal divieto da parte di Riad agli americani di usare le basi in Arabia Saudita. Il divieto è caduto e gli Stati Uniti hanno fatto sapere che il progetto potrebbe ricominciare . La Casa Bianca sta scoprendo che senza gli alleati è impossibile vincere la guerra e nella regione, soprattutto gli alleati del Golfo, hanno dimostrato un grado alto di stanchezza nei confronti delle decisioni di Trump prese in solitaria. Il presidente americano ha definito la guerra contro l’Iran “un’incursione” , continua a usare termini per rimpicciolire la portata del conflitto e mostrarlo più ristretto e semplice: qualche giorno fa aveva parlato di “schermaglie”. Non sono d’accordo i paesi della regione, che della guerra hanno subìto le più grandi conseguenze e adesso pretendono una chiusura definitiva. L’Arabia Saudita avrebbe negato nei giorni scorsi le basi agli americani per paura di subire nuovi attacchi da parte degli iraniani, come è successo agli Emirati Arabi Uniti.

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