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Il Tap sta aiutando l’Italia a emanciparsi dal putinismo. Chi dovrebbe chiedere scusa | Collector
Il Tap sta aiutando l’Italia a emanciparsi dal putinismo. Chi dovrebbe chiedere scusa
Il Foglio

Il Tap sta aiutando l’Italia a emanciparsi dal putinismo. Chi dovrebbe chiedere scusa

Carlo Calenda ha ragione: sul Tap servirebbe qualche parola di scusa . O almeno un esercizio di memoria. Per anni il gasdotto che porta in Italia il gas dell’Azerbaigian è stato raccontato come un’opera inutile, imposta, devastante, simbolo dell’arroganza dei governi contro i territori. Oggi è una delle infrastrutture che aiutano il paese a ridurre la dipendenza dal gas russo e a rendere più sicura la propria politica energetica. Vale la pena ricordare chi c’era, allora, nel fronte del no. C’era il Movimento 5 stelle, che del No Tap fece una bandiera identitaria, promettendo di bloccare tutto e scoprendo poi, una volta al governo, che fermare l’opera sarebbe stato irresponsabile. C’erano pezzi della sinistra, pezzi del Pd pugliese, a cominciare dalla battaglia di Michele Emiliano contro l’approdo a Melendugno. C’erano amministratori locali, movimenti territoriali, comitati, ambientalisti, professionisti del “non qui, non ora, non così”. E c’erano anche pezzi del centrodestra, spesso ambigui, spesso pronti a strizzare l’occhio alla protesta, salvo poi riscoprirsi infrastrutturali quando il gasdotto è diventato utile. Fu una pagina infame non perché fosse illegittimo discutere un gasdotto. Ogni opera pubblica può e deve essere valutata, corretta, controllata. Fu infame perché il dissenso venne trasformato in propaganda contro la realtà. Non si parlava più di sicurezza energetica, costi, benefici, alternative, compensazioni. Si alimentava l’idea che ogni cantiere fosse un sopruso, ogni infrastruttura un favore ai poteri forti, ogni scelta industriale una ferita al territorio. Il problema è che quella cultura non scompare quando i populisti cambiano idea. Gli slogan si ritirano, ma le tossine restano. Restano la sfiducia verso le opere, il riflesso automatico del no, la convinzione che governare significhi inseguire le paure invece di assumersi responsabilità. Oggi il Tap funziona. Ma l’Italia continua a pagare il prezzo di quella stagione: anni persi, decisioni rinviate, infrastrutture demonizzate prima ancora di essere capite. Qualcuno forse dovrebbe chiedere scusa.

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