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Lo stallo del governo sul futuro di Consob è un guaio pure in Europa sulla presidenza dell'Esma | Collector
Lo stallo del governo sul futuro di Consob è un guaio pure in Europa sulla presidenza dell'Esma
Il Foglio

Lo stallo del governo sul futuro di Consob è un guaio pure in Europa sulla presidenza dell'Esma

La Consob è senza un presidente da due mesi esatti. Il mandato di Paolo Savona è scaduto l’8 marzo e da allora l’Authority di vigilanza sui mercati finanziari e sulla Borsa viaggia con soli quattro commissari di cui uno, Chiara Mosca, con il ruolo di presidente vicario. La nomina del successore di Savona, che dovrebbe essere un passaggio istituzionale naturale, è bloccata da veti nel governo. Il prescelto dovrebbe essere Federico Freni, sottosegretario al Mef della Lega, ma Forza Italia si oppone con motivi non esplicitati con chiarezza . Questo stallo ha certamente conseguenze sul funzionamento del mercato finanziario italiano, ma può averne anche di tipo istituzionale a livello europeo sulla nomina del nuovo presidente dell’Esma, la Consob europea, che vede in corsa due italiani. Il mandato di Verena Ross, l’economista tedesca che attualmente guida l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma) , scade il 1° novembre 2026. Ma la procedura di selezione del suo successore è già partita con la presentazione delle candidature che si è chiusa il 3 marzo. Tra i nomi che si sono proposti ci sono, appunto, due italiani: Carmine Di Noia e Carlo Comporti . Di Noia è attualmente direttore per gli Affari finanziari dell’Ocse, ma in passato è stato commissario della Consob (2016-22) e in quest’ambito ha avuto diversi incarichi nell’Esma. Comporti, invece, è uno degli attuali quattro commissari della Consob ed è membro del Board of supervisors e del Management board dell’Esma, oltre che presidente del Digital finance standing committee. Si tratta di due professionisti con le carte in regola per poter ambire all’incarico, ma il curriculum da solo non basta . Come peraltro dimostra l’ultima tornata di nomine. Nel 2021, infatti, lo stesso Di Noia – all’epoca era commissario Consob – si era già candidato alla presidenza dell’Esma, arrivando primo nella shortlist finale stilata dall’Esma al termine del processo di selezione basato sulle interviste e le competenze professionali. Ma alla fine Di Noia venne battuto dalla tedesca Verena Ross nel voto a scrutinio segreto del Consiglio europeo, dove si fece sentire il peso politico della Germania. Questa volta il contesto è più favorevole per l’Italia, per una serie di circostanze esterne . Tra i candidati più titolati c’è quello della francese  Natasha Cazenave, a cui è stato da poco rinnovato l’incarico di direttrice esecutiva dell’Esma, ma appena un mese fa il francese François-Louis Michaud è stato nominato presidente dell’Autorità bancaria europea (Eba). E’ pertanto altamente improbabile che due francesi vengano nominati al vertice di due agenzie di vigilanza, peraltro entrambe con sede a Parigi. Soprattutto considerando che un’altra francese, Christine Lagarde, è al vertice della Bce. Un altro profilo adeguato è quello di Klaus Löber, attuale presidente del Comitato di vigilanza delle controparti centrali dell’Esma, ma è complicato che sia un tedesco a prendere il posto di un’altra tedesca. E inoltre la Germania punta a prendere la guida della Bce nel 2027, quando terminerà il mandato di Lagarde, con Joachim Nagel (presidente della Bundesbank) o Isabel Schnabel (membro del board Bce). Il favorito nella corsa era probabilmente lo spagnolo Rodrigo Buenaventura, ex presidente della Cnmv (la Consob iberica) e attuale segretario generale della Iosco (l’Organizzazione internazionale delle Autorità di controllo dei mercati finanziari), ma non si è candidato. L’Italia dovrà quindi vedersela con candidati di paesi medio-piccoli, ma questo non vuol dire che l’obiettivo sia facile da raggiungere. Varie delusioni, come quella recente per l’assegnazione dell’Agenzia europea delle dogane (Euca) a Lille anziché Roma, avrebbero dovuto insegnare che in Europa il consenso attorno alle candidature va costruito per tempo. Per giunta l’Esma nel prossimo futuro dovrà assumere funzioni sempre più rilevanti . A dicembre, la Commissione europea ha proposto un pacchetto di riforme che punta a centralizzare la vigilanza trasferendo a livello europeo numerose competenze che ora sono a livello nazionale con l’obiettivo di accelerare l’unione dei mercati finanziari: un po’ com’è già accaduto per la sorveglianza bancaria con il trasferimento di competenze alla Bce. L’Esma, quindi, secondo il progetto di riforma della commissaria per i Servizi finanziari e l’Unione del risparmio e degli investimenti Maria Luís Albuquerque, avrà più poteri e più risorse. L’Italia si trova quindi in un contesto favorevole per poter ambire a una delle più importanti Autorità europee, destinata a diventare più rilevante, con due nomi adeguati. Ma la candidatura di due italiani, nel contesto di una Consob vacante, può rappresentare un fattore di debolezza più che di forza : è come se entrambi siano candidati a titolo individuale, senza avere dietro le istituzioni del proprio paese. Il governo deve fare una scelta. Secondo quanto risulta al Foglio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti preferirebbe puntare su Di Noia. Ma se il ministro e il governo non sono in grado di definire chi deve guidare la Consob in Italia, con quale credibilità possono indicare chi dovrebbe guidare la Consob europea?

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