Il Foglio
Non solo da noi infuria il dibattito su Claude, l’intelligenza artificiale sviluppata da Anthropic e intervistata da Veltroni sul Corriere della Sera . Anche Richard Dawkins , uno dei più rilevanti scienziati e pensatori britannici, dopo una chiacchierata con Claude si è detto certo che i chatbot siano “esseri intelligenti, coscienti come qualsiasi organismo evoluto”. L’istanza di Dawkins è oltremodo rilevante, provenendo da un biologo ed etologo , dotato di più elementi concreti per definire cosa sia la vita rispetto a buona parte dei filosofi; eppure la sua uscita, che ha destato qualche perplessità nel mondo delle scienze dure, muove comunque da un presupposto filosofico. Dawkins è diventato famoso anche come autore de “L’illusione di Dio” (tradotto in Italia da Mondadori), pietra d’angolo nella saggistica atea e materialista che si rifà a una corrente minoritaria dell’illuminismo. Fra i suoi campioni spicca Julien de La Mettrie, autore nel 1748 de “L’uomo macchina”, che non è un romanzo di fantascienza bensì un rigoroso trattato per dimostrare che l’uomo, in quanto organismo evoluto, funziona secondo un meccanismo regolatore come qualsiasi macchinario, e che non dispone di un’anima più di quanto non ne disponesse, non so, la spoletta automatica di un telaio. Oppure un chatbot, avrebbe aggiunto oggi La Mettrie. Essendo costui malauguratamente deceduto duecentosettantacinque anni fa, adesso la stessa argomentazione viene portata avanti da Dawkins, il quale nell’attribuire vita cosciente a Claude non ha fatto che dedurre un corollario dall’ateismo materialista: se si ritiene che l’uomo sia una macchina, nulla vieta di ritenere che la macchina sia un uomo.
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