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L’opera del mese. Giovanni Frangi: la bellezza rossa della notte
Il Foglio

L’opera del mese. Giovanni Frangi: la bellezza rossa della notte

“Con la sua magia Romeo Castellucci mi ha portato in questo mondo di immagini antiche che ho trovato famigliari. Sono intuizioni. Lampi di libertà”, dice Giovanni Frangi della messinscena di “Pélleas et Mélisande” al Teatro alla Scala che ispira la cover di questo numero del “Foglio della Moda”. Milanese, sessantasette anni, nome di spicco della scena artistica internazionale ma anche membro del clan famigliare e intellettuale che governa l’associazione Giovanni Testori e tutto il suo vasto network, da Giovanni Agosti a Margherita Palli, secondo Frangi le immagini che Castellucci ha evocato nel suo allestimento hanno un valore fortemente simbolico, ancestrale, che riportano alla mente ricordi e sentimenti profondi, famigliari per quanto visceralmente umani. ‘Lampi di di libertà’, li chiama. Intuizioni, che riescono a trascendere il presente e rimanere sospesi nel tempo. “Quando ascolto Debussy entro sempre in una zona surreale che mi dà una sensazione di instabilità aerea”, dice. “E amo ascoltarlo anche quando dipingo, mi suggerisce le mosse da fare, esitando senza esitare. La sua musica mi aiuta a entrare in the source: quell’attimo particolare che avviene solo qualche volta, quando lavori senza pensare, o meglio è quel momento nel quale la concentrazione è massima e lo sforzo è minimo. Tutto sembra veramente naturale e succede senza che ci sia bisogno di pensare”. Nelle opere di Giovanni Frangi, come quelle esposte fino a pochi mesi fa nella fortunata mostra ‘Nobu at Elba Redux’ a Palazzo Citterio a Milano, è spesso centrale una natura ricca di tensione, a tratti enigmatica. E anche questa è stata elemento di ispirazione e di raccordo con l’opera di Debussy e l’allestimento di Castellucci, a sua volta ricco di elementi naturali molto evocativi: “Il mio campo d’azione è il mondo naturale in cui noi siamo una cosa sola con il mondo”, riflette. “Sono convinto che nel passato si trovi tutto ciò che riguarda il futuro; persino le immagini che devono ancora essere dipinte possono essere ritrovate nel passato. Questo vale anche per Pelléas et Mélisande”. L’altro elemento dell’opera è il rapporto tra amore e passione, anche nei suoi aspetti più cupi, è il cuore della tragedia. E anche da questi aspetti, sottolinea, si è lasciato ispirare per l’opera: “Ho scelto il mio colore preferito, solo il rosso può esprimere l’intensità di questa atroce storia d’amore. Alla base di questa immagine c’è una foresta quasi domestica che si confonde con la luce della notte, perché in amore anche la notte può tingersi di rosso”.

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