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La Scala rinata. Un concerto per ricordare gli 80 anni della riapertura dopo la guerra. Verdi e la città | Collector
La Scala rinata. Un concerto per ricordare gli 80 anni della riapertura dopo la guerra. Verdi e la città
Il Foglio

La Scala rinata. Un concerto per ricordare gli 80 anni della riapertura dopo la guerra. Verdi e la città

Il fascismo era caduto da poco e i negoziati per l’armistizio erano già in corso quando, nella notte fra il 15 e il 16 agosto 1943, iniziarono i bombardamenti sul centro storico di Milano. Anche la Scala fu colpita. L’antico Teatro Ducale nel lontano 1776 venne distrutto da un incendio, e ora il capolavoro del Piermarini, inaugurato nel 1778, era vittima di un altro duro colpo. Le bombe avevano aperto una grande voragine nel tetto e danneggiato la sala. I palchi dei quattro ordini del teatro erano stati squarciati dalle granate. La platea e una parte del palcoscenico erano state colpite e i tentativi di sedare gli incendi procurarono ulteriori danni. Le cronache dell’epoca raccontano l’avvilente spettacolo di enormi travi carbonizzate, illuminate da una luce funerea che entrava dal tetto. Nelle ore successive al bombardamento, Hitler fece diffondere la notizia che si sarebbe proceduto rapidamente alla ricostruzione. Il gesto propagandistico di un tiranno disperato che fu arginato dall’orchestra, coro, corpo di ballo e tutte le maestranze del teatro, sostenuti da alcune autorità locali. La gente di Milano viveva intanto una situazione di grande sofferenza. Da un lato la paura di morire o di vedere le proprie case distrutte dai bombardamenti, dall’altro il loro teatro sfregiato. Alcuni arrivarono a dire che, dopo la guerra, Milano avrebbe potuto fare a meno di un teatro d’opera. Altri, con un umorismo un po’ cinico, osservavano che, in fondo, il centro cittadino era già troppo congestionato. Al di là dell’amaro umorismo, in molti ricordavano come Milano avesse sempre avuto un teatro d’opera e come, ogni volta che quel teatro era stato distrutto in passato, fosse stato ricostruito senza indugio. La spesa totale fu stimata nell’ordine di 800 mila dollari e, nonostante sibilassero ancora le bombe, la struttura venne subito transennata e avvolta dalle impalcature, nel tentativo di ripristinare subito la copertura ed evitare ulteriori danni dovuti alle piogge. I primi e veri protagonisti di quest’opera furono proprio i milanesi. Le loro mani scavavano tra le macerie, recuperando frammenti, decorazioni, pezzi di legno e metallo utili alla futura ricostruzione. Le carte dell’Archivio Secchi documentano come il recupero dei materiali originali fosse una priorità assoluta: ogni elemento salvabile veniva catalogato e messo da parte per restituire alla sala la sua identità acustica e architettonica. La Scala si ricostruiva come si faceva con le cattedrali medievali: la gente comune al lavoro, disposta a offrire risorse economiche, per quanto esigue. Volontari, operai, studenti e cittadini vedevano nella Scala un simbolo della Milano che non voleva morire. Le fonti storiche ricordano come la città, pur devastata – con oltre il 60 per cento degli edifici colpiti e 400 mila sfollati – considerasse la rinascita del Teatro una priorità morale e civile. A rinfocolare questo ardore fu sicuramente il tanto invocato ritorno di Arturo Toscanini, riparato a New York nel 1939 per non essersi allineato al fascismo. Il maestro tornò a Milano nella primavera del 1946, dando una spinta decisiva ai lavori, anche sul piano economico. L’11 maggio, una Milano in cui convivevano macerie, entusiasmo e tristezza, si ritrovò stretta attorno al suo teatro ricostruito. La folla arrivò sino a piazza Duomo, mentre molti altri erano collegati alla radio. Toscanini salì sul podio per dirigere un programma dedicato alle musiche di Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini e Arrigo Boito. Non era una serata mondana ma un momento collettivo, aperto alla città. Al librarsi delle prime note, la riapertura della Scala divenne il segno concreto di una ripartenza condivisa. A ottant’anni di distanza quelle macerie, quel teatro subito ricostruito, la sua musica e la sua gente ci ricordano che cosa sia un popolo: uomini e donne uniti dal desiderio di un’umanità migliore, capaci di mettersi in gioco per realizzarla. Per celebrare compiutamente questo anniversario, lunedì 11 maggio, alle ore 12, il Teatro alla Scala celebrerà l’80esimo anniversario della sua ricostruzione con un concerto straordinario diretto da Riccardo Chailly. Il programma sarà un omaggio al concerto di Toscanini del 1946, con musiche di Verdi dal Nabucco: la Sinfonia, Gli arredi festivi e il Va’ pensiero.

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