Il Foglio
Sarà un’atmosfera surreale, sin dalla palla a due. Domenica alle 17, nell’ultima giornata di campionato, l’Alma Trieste ospiterà la Vanoli Cremona: per uno strano scherzo del destino, l’anno prossimo potrebbero non esistere più entrambe. Mica per questioni sportive, anzi. I giuliani chiuderanno la Serie A almeno all’ottavo posto, che vuol dire playoff. I lombardi hanno centrato la salvezza con ampio anticipo, dimostrando ancora una volta che con un budget ridotto si può essere comunque competitivi. Insomma, ci sarebbero tutti gli ingredienti per il bel basket. Invece l’attenzione delle tifoserie è rivolta fuori, dove si gioca la fragile partita del futuro societario. L’elefante nella stanza – o nel PalaTrieste, che da settimane è teatro delle proteste – è la nascita di Nba Europe, il progetto della lega americana per allestire un torneo satellite nel vecchio continente. Nuove franchigie, nuovi partner commerciali, soprattutto un giro d’affari molto allettante. L’Italia sarà rappresentata da Roma e Milano. Ma se l’Olimpia è già una potenza da Eurolega, pronta al grande salto, nella capitale persiste la voragine cestistica lasciata dal fallimento della Virtus. Il piano è dunque allestire una realtà sportiva ex novo – in barba ai tifosi giallorossi, perché la squadra c’è ancora e gioca in Serie B. Certo, si potrebbe investire sulla risalita, ma è un percorso lungo e dispendioso. Mentre Nba Europe non aspetta oltre il 2028. Ecco allora l’alternativa – un po’ galeotta, ma del tutto legale nel basket di oggi: il trasferimento del titolo sportivo da una città all’altra. Basta il volere della proprietà del club di partenza. Che così finisce per sparire, lasciando tutto in eredità – strutture, bagaglio tecnico, slot in campionato – a quello nascituro. Per questo entrano in ballo Trieste e Cremona, seppure con retroscena diametralmente opposti. La Vanoli è infatti una splendida storia di pallacanestro di provincia. Porta il cognome di Aldo, proprietario di una ferramenta locale che da 23 anni ha deciso di lanciare in città un progetto a conduzione famigliare. Qualcosa di raro per gli standard moderni, che ha permesso a Cremona di scalare le gerarchie del nostro basket e affermarsi come realtà virtuosa: l’apice è il 2018/19, con la squadra di Meo Sacchetti vincitrice di una storica Coppa Italia, seconda in classifica e lanciata fino alle semifinali scudetto. I costi di gestione però aumentano, alla lunga si fanno insostenibili. Da tempo patron Vanoli va in cerca di nuovi investitori ma nessuno ha raccolto davvero la sfida. Non resta allora che congedarsi con stile, sapendo di aver dato tutto: l’annuncio ufficiale ancora non c’è, ma l’ultima di campionato al PalaRadi è stata una festa carica di commozione, in un mare di applausi e ringraziamenti. Ben diversa è invece la situazione a Trieste. Da un paio d’anni il numero uno del club è l’avvocato californiano Paul Matiasic, che ha promesso mari e monti a una piazza caldissima – la seconda per numero di tifosi sugli spalti in Italia. L’Alma cresce, sogna ma proprio sul più bello viene turbata dalle sirene romane. Matiasic non smentisce, scatta l’educata rivolta degli appassionati e una petizione in difesa del basket a Trieste che ha già raggiunto 7000 firme. “Chiediamo chiarezza alla proprietà”, giovedì è intervenuto anche Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli-Venezia Giulia. “Questa realtà merita risposte serie: se certe voci dovessero essere confermate, sarebbe un epilogo profondamente sbagliato anche dal punto di vista dei valori sportivi”. E per quanto rilevare il titolo di Cremona sarebbe la strada più naturale, gli investitori di Nba Europe sanno che da Trieste – anche con un’operazione ostile – arriverebbero più risorse da investire a Roma. Just business . Dunque resta aperto ogni scenario. Anche la doppia sparizione, con ripescaggio di Sassari già retrocessa. Per questo Trieste-Cremona sarà una partita senza un domani. E purtroppo non è solo un modo dire.
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