Il Foglio
Ha scritto ieri Angelo Panebianco, sulla prima pagina del Corriere della Sera che il diritto all’autodifesa delle democrazie non può continuare a essere spacciato dalle opinioni pubbliche internazionali come una deriva bellicistica delle società aperte . Rafforzare le capacità militari di una democrazia non significa volere una guerra, dice Panebianco, ma significa semplicemente prepararsi a respingere minacce future. E non ci vuole molto a capire che più la retorica pacifista demonizzerà il principio dell’autodifesa, più i nemici delle democrazie avranno strumenti per rendere le democrazie più vulnerabili rispetto a come lo sono oggi. Al ragionamento di Panebianco varrebbe la pena aggiungere uno spunto di riflessione derivato da un dato di realtà poco valorizzato in questi giorni dalla stampa italiana. Il dato in questione riguarda un progressivo mutamento nei rapporti di forza tra l’Ucraina e la Russia che ci permette di dimostrare che il diritto alla difesa non è solo sacro ma porta anche risultati . Negli ultimi anni, la retorica pacifista, dove per retorica pacifista si intende naturalmente ogni sciatto tentativo di delegittimare la resistenza dell’Ucraina trasformando la parola “pace” in un sinonimo di “disarmo” dell’esercito ucraino, ha portato avanti in modo trasversale una tesi precisa e perfettamente coerente: difendere l’Ucraina, aiutandola a diventare una potenza militare, non è solo sbagliato, in quanto non fa altro che alimentare un’escalation, ma è anche perfettamente inutile, perché tanto quella guerra che l’Ucraina dice di poter vincere verrà in un modo o in un altro vinta inevitabilmente dalla Russia. L’esperienza degli ultimi anni, e in particolar modo degli ultimi mesi, è lì invece a dirci che la difesa dell’Ucraina non è stata solo giusta, e doverosa, ma ha ottenuto degli effetti interessanti. Ha aiutato l’Ucraina a contenere l’avanzata russa in modo sostanziale (secondo stime open source basate su mappe geolocalizzate, ad aprile la Russia avrebbe registrato un saldo territoriale negativo fino a circa 120 chilometri quadrati). Ha trasformato l’Ucraina in una superpotenza militare in grado di fornire assistenza contro i droni russi di matrice iraniana anche al di fuori dei confini europei, come dimostra l’accordo difensivo firmato da Zelensky con gli Emirati Arabi Uniti (tra il 2022 e il 2025, la produzione di droni con visuale in prima persona è passata da 3 mila unità a 3 milioni all’anno). E infine, come segnalato dall’Institute for the Study of War (Isw), grazie a un mix di contrattacchi di terra e attacchi a medio raggio, al miglioramento delle comunicazioni satellitari ucraine e alla crescente pressione sull’uso illecito dei terminali Starlink da parte russa, la percezione di sicurezza che ha Putin non è mai stata così bassa come è oggi . Tre giorni fa l’Economist ha notato che, per la prima volta da molti anni a questa parte, la tradizionale parata della vittoria del 9 maggio “non ha avuto nulla di trionfale”. Da vent’anni a questa parte non era mai successo di vedere parate nella Piazza Rossa di Mosca senza carri armati o missili balistici. La ragione è anche qui di carattere militare: la paura che i droni a medio raggio ucraini, che hanno una gittata compresa tra i 50 e i 300 chilometri, potessero arrivare sulla Piazza Rossa . La guerra che secondo i pacifisti miopi e i fiancheggiatori, consapevoli o inconsapevoli, del putinismo sarebbe stata già vinta in partenza da Putin contro l’Ucraina è una guerra che la Russia non sta vincendo e non la sta vincendo anche grazie al supporto formidabile offerto dall’Europa all’Ucraina in questi anni. Non solo attraverso il sostegno militare ma anche attraverso un cocktail prezioso composto da sanzioni alla Russia, finanziamenti all’Ucraina, beni russi congelati, pressione sulla flotta ombra putiniana. Secondo il Kiel Institute, nel 2025 l’aiuto europeo è aumentato del 67 per cento per gli aiuti militari e del 59 per cento per gli aiuti finanziari rispetto alla media registrata tra il 2022 e il 2024. E se a questi aiuti aggiungiamo anche il divieto alle esportazioni verso la Russia imposto dall’Europa (valore: 48 miliardi di euro) e il divieto per le importazioni dalla Russia (valore: oltre 91 miliardi di euro) si capirà bene quanto è stato prezioso in questi anni il sostegno dell’Europa alla causa ucraina (e vedere sventolare sul Parlamento ungherese la bandiera dell’Unione europea, dopo anni di sventolamento del putinismo, è un segnale che ci ricorda che l’avanzata del putinismo in Europa, nonostante i molti suoi servi sciocchi nel continente, riesce ancora a essere contenuta). Putin, il 9 maggio, in conferenza stampa, ha affermato che la guerra in Ucraina “ sta per finire ”, e quell’espressione è stata molto valorizzata anche dai media di regime in Russia. Il presidente, naturalmente, considera imminente la vittoria della Russia (l’Isw ha notato negli ultimi mesi moltissimi filmati diffusi dalla propaganda putiniana in Russia con forze russe impegnate a issare bandiere in diversi settori della linea del fronte, peccato che molti di questi filmati, secondo l’Isw, siano stati creati con intelligenza artificiale ). Ma per dimostrare che la guerra che Putin avrebbe dovuto vincere in quattro giorni – e che dopo quattro anni può sostenere di aver vinto solo utilizzando l’intelligenza artificiale – non sta andando secondo i piani può essere utile concentrarsi su un altro passaggio di quel discorso. Leggete bene: “Tutto è cominciato con la decisione dell’Ucraina di entrare nell’Ue. Potevano certamente andare avanti, ma questo ha portato a un conflitto militare. Perché è successo? Perché non hanno tenuto in alcuna considerazione gli interessi della Russia”. Putin, come ha notato il nostro David Carretta su X, ha ammesso per la prima volta in modo trasparente che la storia dei russofoni del Donbas non c’entra nulla con l’invasione dell’Ucraina . Putin ha aggredito l’Ucraina perché l’Ucraina voleva andare verso l’Ue e perché sperava che, aggredendola, avrebbe allontanato non solo l’Ucraina dall’Ue ma anche, di riflesso, la Nato dai confini della Russia. Quattro anni dopo, l’esercito russo perde terreno in Ucraina, le sanzioni mordono alle caviglie l’economia russa, l’Europa ha trovato un modo per provare a essere indipendente dal gas russo, l’Ucraina è diventata una potenza militare così importante da non rendere sicura la parata della vittoria della Russia, la Nato ha aumentato di 1.400 chilometri, via Finlandia, la sua presenza ai confini con la Russia, l’Ucraina non è mai stata così vicina all’Unione europea come oggi e i professionisti del pacifismo non sono mai stati più in difficoltà di oggi nel trovare validi argomenti per contrastare una tesi precisa: per difendere la pace bisogna investire in sicurezza e l’investimento fatto dall’Europa nella sicurezza dell’Ucraina è il modo migliore per combattere l’escalation dei nemici della democrazia, che quattro anni fa, invadendo l’Ucraina, mai si sarebbero aspettati di ritrovarsi con un’Europa in grado di difendere la sua libertà senza sventolare bandiere bianche.
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