IL TEMPO
L'odore non è quello del virus. Non è neppure quello dell'urina di roditore. È l'effluvio della nostalgia: del bollettino con i positivi quasi sempre arrogantemente asintomatici, del ditino igienizzato puntato, della conferenza stampa salvifica, dei cittadini virtuosi separati dagli untori. Eccola, l'ansia da prestazione pandemica. L'appetito di chi, alla prima evocazione di pantegana sudamericana, rimette sul tavolo l'armamentario completo: no-vax colpevoli prima ancora che esista un vaccino, Trump responsabile pure se qualcuno chissà dove pasteggia a escrementi di ratto, populismo di destra imputato unico per l'inspiegabile sfiducia verso i sacerdoti che sbagliarono diagnosi, prognosi, terapia e predica, eppure restano lì, intatti, redivivi, promossi, a portata di gettone. Col letamaio che affiora dalla commissione Covid mostrando come «complottisti» e «negazionisti» avessero ragione su troppi punti (il tutto insabbiato a media quasi unificati) ci si aspetterebbe qualche tremore istituzionale, se non dei processi. Macché. È bastato sentir pronunciare Hantavirus perché il teatrino si riaccendesse: uffici del panico redazionale e chierici del «lo dice la scienza» (cioè, spesso, chi ha toppato ieri e pretende comunque obbedienza oggi) hanno fiutato il clima del 2020. Un modello, un format. La sorveglianza sociale, una volta assaggiata, diventa repertorio. E allora il copione è già scritto. Un giornalone apre in prima: «L'Hantavirus fa paura, più controlli alle frontiere». Notizia o desiderio? Fino a pagina 7 è monografia del contagio, poi il prof con «le ragioni del pericolo», e prima l'esperto di salti di specie con annesso libro: «La lezione del Covid non ci ha insegnato niente». Vero. Solo che la lezione è l'opposto di quella che intendono loro. Nel sommario i soliti sospetti: no-vax, governi irresponsabili (indovinate quali), salute pubblica minacciata dai barbari. Prima chela pandemia ricominci, c'è già il peccatore da mettere al rogo. Non chi, nell'edizione precedente, gestì male, nascose peggio, impose troppo, capì poco, censurò molto e ora si prepara a rifare lo stesso numero. No. Quelli non si discutono, figurarsi. E pare di sentire la malinconia mentre il divulgatore, pur catastrofista e allarmista, ammette: «Credo che la scamperemo per il caso della nave». Mala prossima volta, signora mia... I canali televisivi che del Covid fecero liturgia e palinsesto non sono da meno. Tranquilli, dicono: il rischio è molto basso. Sarà per questo che parlano quasi solo di quello. Perché il virus non farà strage, ma i populisti che non credono alla scienzah, mortacci loro... La minaccia, più che biologica, è disciplinare. La verità è che troppi ci ricascheranno. Esiste un pubblico che ha vissuto le restrizioni non come amputazione, ma come culla: la libertà angosciava, il limite assoluto rassicurava. La vita ordinaria era caos, quella protocollata era pace domestica, autocertificazione e indignazione dal balcone. Sindrome di Stoccolma con mascherina inutile e vigile attesa della delazione. Naturalmente è solo un caso. È solo un caso che il nuovo allarme arrivi ora che i vecchi vaccini Covid non li vuole più nessuno. È solo un caso che qualche colosso farmaceutico fosse già al lavoro sul vaccino Hantavirus prima della notizia della nave. È solo un caso che ai cultori selettivi degli Epstein files sia sfuggita proprio la parte su pandemie e dintorni. Le coincidenze rendono romantica l'esistenza. Soprattutto quella dietro porte sbarrate. Solitaria e imbavagliata.
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