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Milano, "ecco la sua foto": la vergognosa caccia al poliziotto. E la sinistra ci sguazza | Collector
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Quotidiano Libero

Milano, "ecco la sua foto": la vergognosa caccia al poliziotto. E la sinistra ci sguazza

Luogo: Milano. Protagonisti: poliziotti e immigrati. Commento automatico e sdegnato della critica: “Razzismo!”. È un film che finisce sempre allo stesso modo nella metropoli più progressista d’Italia: agenti cattivi e violenti, stranieri fermati Santi e vittime del sistema. Sabato sera, via Tadino, esterno del ristorante Baobab, non lontano dalla stazione Centrale. Un posto frequentatissimo dalla comunità senegalese, già oggetto di numerosi esposti da parte dei residenti per gli assembramenti e il caos fino a tardi: una questione principalmente di decoro urbano. Sono quasi le otto di sera quando le volanti intervengono per uno dei soliti controlli di routine, dicesi prevenzione. Gli avventori del locale, però, non si dimostrano collaborativi. Tutt’altro. Ai poliziotti che chiedono i documenti non solo rispondono di “no” ma vomitano subito accuse di razzismo. Volano anche insulti. In particolare, uno del gruppo, Diala Kante , 43enne di professione orafo, si rivolge così (parole sue, affidate a FanPage) al dirigente del Commissariato Garibaldi-Venezia, Angelo De Simone: «Sei ancora qui? Ma controlli sempre i locali africani, ce l’hai con quelli neri?». La situazione si scalda. Servono infatti tre agenti per bloccarlo e ammanettarlo, del resto è un energumeno alto quasi un metro e novanta. Un altro senegalese viene spinto sul cofano di una delle macchine della polizia per essere immobilizzato. Saranno quattro i più riottosi a finire in Questura, denunciati per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Ma nell’era dei social, si sa, è un attimo. I filmati girati sul posto - che ritraggono ovviamente solo la scenografica parte finale della colluttazione e il pianto dei bambini ma non gli spintoni degli africani ai poliziotti, di cui uno trascinato a terra, come raccontato da un testimone lì presente finiscono nelle mani di tale Selena Peroly, attivista e creator digitale di origini camerunensi, e fanno il giro del web. La signora in questione, secondo cui il “decreto sicurezza” del governo avrebbe prodotto «abusi di polizia», pubblica per due volte foto, nome e cognome di chi sabato sera ha chiamato le pattuglie per procedere ai controlli: il già citato Angelo De Simone, uno che ha la colpa di lavorare e pure bene, visti gli ottimi risultati ottenuti nella sua zona di competenza, ovvero per citarne solo qualcuna - le calde aree attorno alla stazione Centrale, i Bastioni di Porta Venezia e i Giardini Montanelli, sorvegliatissime e ben ripulite. Per questo dà fastidio. «Io spero che una bella denuncia sia fatta a questo poliziotto qua, perché noi sappiamo chi è. Avrete la sua foto e il suo nome», dice l’influencer. Siamo alle liste di proscrizione: l’esecuzione materiale di quanto la sinistra da sempre sogna. E infatti il capogruppo di Avs in Senato, Peppe De Cristofaro , chiama subito in causa il Viminale. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47685360]] L’INTERROGAZIONE «Una scena che abbiamo visto nelle immagini dell’Ice di Trump, inaccettabili nel nostro Paese. Ho presentato un’interrogazione a Piantedosi per sapere se non ritenga opportuno adottare il codice identificativo o le bodycam per gli agenti». Poteva mancare l’europarlamentare rossoverde Ilaria Salis ? Figuriamoci. Senza sapere nulla, a caldo, prima sentenzia che quello di sabato era «l’ennesimo controllo immotivato rivolto a persone razzializzate» e poi rilancia le follie della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza «che nel 2024 e nel 2025 hanno richiamato l’Italia per l’uso frequente di queste pratiche da parte delle forze dell’ordine italiane». Ed ecco poi il candidato in pectore della sinistra-sinistra a sindaco di Milano, il piddino Pierfrancesco Majorino : «Il lavoro che le forze dell’ordine svolgono ogni giorno per il presidio e la sicurezza delle nostre strade è complesso, delicato e merita rispetto. Ma è proprio per tutelare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni che è indispensabile fare subito la massima chiarezza su quanto accaduto. Non spetta a noi emettere sentenze sui social, ma abbiamo il dovere politico e morale di chiedere totale trasparenza. A Milano, la garanzia della sicurezza e il rispetto della dignità delle persone devono sempre camminare insieme». È la rappresentazione plastica dell’odio che la sinistra italiana nutre nei confronti di chi indossa una divisa. Colpevole di abusi a prescindere, specialmente quando di mezzo ci sono stranieri: sai che bello gridare al razzismo e al fascismo per scatenare centri sociali e collettivi rossi? Comunque: se i senegalesi in questione avessero consegnato subito i documenti al posto di inveire contro i poliziotti, avrebbero comodamente consumato la propria cena al ristorante. È sta una loro scelta quella di farsi un giro un Questura... [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47642618]]

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