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Quello di Capodarco è un muro che non perdona | Collector
Quello di Capodarco è un muro che non perdona
Il Foglio

Quello di Capodarco è un muro che non perdona

E’ una salita, che è diventata un traguardo, è un traguardo che si è impossessato di una corsa, è una corsa che si è impadronita di un borgo. Capodarco, anzi, il Gran premio di Capodarco. E quest’anno Capodarco è il penultimo scatto di nervi e gambe dell’ottava tappa, la Chieti-Fermo di 156 km, sabato 16 maggio . La salita di Capodarco arriva dopo 146,5 km di gara, è lunga 2,5 km con un dislivello di 160 metri, vanta una pendenza media del 6,3 percento e massima del 18 per cento . Capodarco è una delle 10 contrade di Fermo, nelle Marche, ed è la più estesa e la più ciclistica. La prima edizione della sua corsa, riservata a quelli che una volta si chiamavano dilettanti e adesso élite e under 23, risale al 1964. Poi un vuoto di otto anni, tanto da far supporne l’estinzione, quindi il decollo, tanto che dal 1973 al 2025 è saltata una sola volta, nel 2020, causa Covid. Nel calendario internazionale è stato scelto il 16 agosto, il giorno in cui era nato Fabio Casartelli, campione olimpico a Barcellona nel 1992, morto durante il Tour de France del 1995, che qui a Capodarco colse un primo posto nel 1991 e un secondo nel 1992. L’albo d’oro della manifestazione dà l’idea di una corsa dove nel finale, quando si fa dura, i duri cominciano a giocarsela: Wladimir Belli, Enrico Battaglin e Mattia Cattaneo, per dirne tre che anche da professionisti avrebbero continuato a giocarsela. Quel punto al 18 per cento, che poi è molto più di un punto (e di due punti, e di un punto e virgola), entra di diritto nella categoria dei muri . I più nobili sono quelli delle Fiandre (e del Giro delle Fiandre), il più bretone nobilita il Tour de France, Il più religiosa è il Muro di Huy (il Chemen des Chapelles, sette cappelle votive, una sorta di calvario finale se non estremo, quello della Freccia Vallone), forse il più antico ci appartiene, è il Muro di Sormano, che primeggia sopra quel ramo del Lago di Como, e il primato stabilito (a forza di spinte) da un passistone come Ercole Baldini costrinse Vincenzo Torriani ad arrendersi e cancellare questa via prealpina dal Giro di Lombardia. La Maratona dles Dolomites, dopo Costalunga, Sella, Pordoi, Gardena, Giau, Falzarego e Valparola, ha trovato il coraggio per inserire il Mür dl Giat, il muro del gatto (gatto delle nevi?). Invece a Palagano, nell’Appennino modenese, si è alzato il Muro dei Matti, 1900 metri con una pendenza media del 21 per cento e stilettate fino al 28. Roba da ribaltamento, da 4x4, da cremagliera, roba da matti, appunto. Una sfida verticale. In salita non si può bluffare. Lo diceva Eddy Merckx . E non si può bluffare neanche a Capodarco. Perché in salita si è nudi, che si indossi una mantellina o una maglietta, che si sia coperti da un gregario o no, che sia una montagna bianca o una montagna russa, che sia lo Zoncolan o – appunto - Capodarco. (fine della terza puntata – continua)

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