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Demonizzare Israele è comodo, farne a meno è più dura, vero Sánchez? | Collector
Demonizzare Israele è comodo, farne a meno è più dura, vero Sánchez?
Il Foglio

Demonizzare Israele è comodo, farne a meno è più dura, vero Sánchez?

Al direttore - L’azienda israeliana Teva, leader mondiale nel settore dei farmaci generici, ha dichiarato un calo del 40 per cento degli ordinativi per i suoi cinque stabilimenti italiani. La Cgil, temendo riduzioni del personale, ora minaccia la mobilitazione dei lavoratori per scongiurare questo rischio. E’ però la stessa confederazione che nei mesi passati ha appoggiato con forza la campagna di boicottaggio della Teva, a cui peraltro si deve la scoperta del gel altamente innovativo con cui i medici del Niguarda hanno curato i ragazzi ustionati di Crans-Montana. Maurizio Landini si faccia una domanda e si dia una risposta. Michele Magno Ha scritto magnificamente il nostro Giulio Meotti , qualche giorno fa, che attaccare Israele è un esercizio di virtù a buon mercato. Mentre dipendere da esso, a volte, è una necessità. Un esempio interessante è quello che riguarda il campo militare. Due mesi fa, il governo norvegese ha demonizzato Israele, attaccandolo su ogni fronte. Pochi giorni fa, il governo norvegese ha acquistato carri armati dotati di sistemi di difesa Trophy sviluppati da Israele. Lo stesso sta capitando con il governo spagnolo. Sánchez detesta Israele, al punto da aver boicottato l’Eurovision per la presenza di Israele, ma il governo spagnolo, che sta spendendo molto nella Difesa, pochi giorni fa ha finalizzato l’acquisizione di sistemi missilistici attraverso EuroSpike. Indovinate da che paese proviene una delle società più importanti all’interno del pacchetto azionario di EuroSpike? Da Israele, la Rafael, che di EuroSpike ha il 20 per cento. Demonizzare per calmare gli elettori, costruire alleanze per difendere gli elettori. Da un lato la demagogia, dall’altro la realtà. Al direttore - Sottrattosi intelligentemente il sottosegretario Federico Freni alla candidatura a presidente della Consob – prevenendo rischi di immagine e di reputazione, nonché la pur possibile inconferibilità dell’incarico secondo la legge Severino per un esponente del governo con deleghe sulla Consob quale egli è – è da sperare che, dopo oltre due mesi dalla cessazione del mandato di Paolo Savona, si proceda, senza ulteriori indugi, alla nomina del successore. A maggior ragione, in una fase come l’attuale, non certo normale per mercato e società, con le due guerre, le altre crisi geopolitiche, lo choc energetico, i dazi americani e quant’altro. A Freni non mancano di certo competenza e capacità, ma incombevano i rischi sulla conferibilità, oltre al disaccordo di Forza Italia, rischi già da me segnalati in una lettera al Foglio. E’ ora una prova della capacità del governo quella di nominare un esponente all’altezza della carica e poi porsi l’obiettivo dell’introduzione, con una specifica disciplina, di criteri, requisiti, vincoli per le nomine pubbliche, infine procedere a una riforma delle authority. Vaste programme? Forse. Ma almeno avviare una fase di audizioni e studi non sarebbe impensabile. Un ultimo “caveat”: evitare un “do ut des” tra nomina al vertice Consob e nomina al vertice Antitrust. Diversamente, saremmo prossimi a riesumare il Manuale Cencelli per le lottizzazioni partitiche: almeno lo spoils system ai tempi era regolato. Con i migliori saluti. Angelo De Mattia Un centrodestra alla ricerca di una valida classe dirigente da valorizzare che non valorizza la classe dirigente valida che ha al suo interno è un centrodestra che pensa troppo alle sensibilità delle correnti e poco alla centralità della competenza. Non andare a sbattere è una missione possibile ma che giorno dopo giorno sembra sempre più improbabile.

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