Collector
L’ambigua ma forte impopolarità di Trump in Europa e in Italia | Collector
L’ambigua ma forte impopolarità di Trump in Europa e in Italia
Il Foglio

L’ambigua ma forte impopolarità di Trump in Europa e in Italia

L’impopolarità di Trump in Italia, dicono i sondaggi, è vertiginosamente alta. E trasversale . A destra si è ostili al presidente americano quasi come a sinistra. Il fenomeno è europeo, anche francesi tedeschi inglesi spagnoli e quasi tutti gli altri detestano il suo bullismo caotico, pochissimi si bevono i suoi abominevoli anche se buffi show mediatici, qui da noi è particolarmente evidente, è materia tangibile di chiacchiera popolare. Per il grosso del fenomeno, sono motivi ovvi. Mette i dazi e fomenta l’inflazione e il caroenergia con il suo modo erratico di fare la guerra e la battaglia navale nello Stretto di Hormuz , colpisce nel portafoglio e nella sicurezza sociale in settori primari i consumatori di tutto il mondo . Litiga e impone a male parole il riarmo, blatera di pace, di premio Nobel per la pace, e intanto diffonde incertezza, paura, non chiude veri accordi per l’Ucraina, anzi lascia all’Unione europea quella che oggi è la parte più cospicua, in sostegno finanziario e di difesa, dello scontro con l’aggressore Putin. Minaccia abbandoni e ripiegamenti in ambito Nato, indebolendo il pilastro dell’atlantismo a guida americana, con le sue storiche comodità per i bilanci degli alleati. L’ America First è percepita come una strategia aggressiva di dissuasione verso una storia e una cultura dell’equilibrio combinata con una tradizione segnata dalla guerra fra europei, sì, e in cui decisivo è stato l’aiuto americano contro imperialismi e totalitarismi, ma un aiuto che con il trumpismo non ci sarà più, almeno nel linguaggio ostile e sbruffone del Potus e della sua cricca di potere. Non parliamo poi della percezione di un gioco di interessi finanziari familiari e familisti che è fatto di puntate azzardate ma redditizie sulle roulette dell’immobiliare, del trading finanziario e del formidabile conflitto di interessi (altro che Berlusconi). Una vena fluida e scorrevole, scontata, di antitrumpismo unisce le élites e l’opinione popolare, divise su tutto e tra loro. Chi ha puntato controcorrente, tra le forze di governo, ha dovuto fare marcia indietro, nonostante il vantaggio relativo dell’Italia nello spazio oggettivo di mediazione politica. Lo scontro con il nuovo Papa americano è particolarmente imbarazzante per quei cattolici militanti, un tanto tradizionalisti, affezionati all’idea delle guerre culturali . Bergoglio era un conto, con la sua teologia del popolo, il suo pauperismo, la sua demagogia carismatica in opposizione diretta non solo a Trump ma all’occidente in genere. Leone è un altro conto, divide meno del predecessore, più complicato parteggiare per un presidente americano che lo maltratta in modo irriverente e grossolano, mettendosi al posto dei cardinali e dello Spirito Santo come suo grande elettore, e via col bum bum. Per equanimità bisogna aggiungere che in questa quasi unanimità europea c’è un elemento di ambiguità. Trump è tutto l’abominio del mondo, e probabilmente gli elettori americani a novembre gli daranno una legnata, ma ha messo fine alla guerra di Gaza sanzionando la vittoria di Israele contro Hamas e al tempo stesso incanalandola in una prospettiva di accordo mediorientale comprendente i grandi stati sunniti in evoluzione, suoi alleati . L’opinione a lui avversa tende a ignorare questo dato di fatto possente. Trump cerca disperatamente, confusamente e con risultati alterni o controproducenti, anche ma non solo, di assestare un colpo al regime che è alla fonte dell’instabilità e del terrore nel mondo, quello iraniano. Tutto si può dire di lui ma non che sia un amico sornione del quieto vivere. Tutto si può dire del quieto vivere, cui moltissimi europei e gli italiani scettici sono tanto affezionati, ma non che sia un modo per ottenere il mitico “altro mondo possibile”.

Go to News Site