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Dal fumo in gravidanza all'uso degli schermi, italiani ancora lontani dalle buone pratiche | Collector
Dal fumo in gravidanza all'uso degli schermi, italiani ancora lontani dalle buone pratiche
Agi Agenzia Italia

Dal fumo in gravidanza all'uso degli schermi, italiani ancora lontani dalle buone pratiche

AGI - Nelle famiglie italiane in gravidanza e nei primi due anni dopo il parto migliorano i comportamenti che incidono sulla salute dei bambini e delle bambine. Restano tuttavia ancora lontani gli standard raccomandati, soprattutto in alcune aree del Paese, con marcate differenze territoriali e sociali, in particolare al Sud. E' quanto emerge dall'ultima raccolta dati del Sistema di sorveglianza 0-2 anni sui principali determinanti di salute del bambino - Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni - promosso dal Ministero della Salute, coordinato dall'ISS e realizzato in collaborazione con le Regioni. I dati mostrano segnali incoraggianti: sono ormai poche le donne che riferiscono di fumare o assumere alcol in gravidan za. Rimangono tuttavia ampi margini di miglioramento, sia rispetto a comportamenti "tradizionalmente" al centro delle politiche di prevenzione come l'assunzione appropriata di acido folico e l'allattamento, sia rispetto a temi emergenti quali l'esposizione di bambini e bambine a tv, tablet e cellulari e alla diffusione della lettura condivisa in famiglia . Le buone abitudini in gravidanza C'e' ancora molto da fare anche sul sostegno alla genitorialità , i dati evidenziano una buona partecipazione delle mamme agli incontri di accompagnamento alla nascita, ma sono poche le madri che ricevono una visita domiciliare dopo il parto e poco più della metà sono i papà che usufruiscono del congedo, con importanti differenze territoriali. "Non tutti i bambini e le bambine - afferma Rocco Bellantone, presidente dell'Iss - nascono e crescono nelle stesse condizioni. Le disuguaglianze sociali, economiche e culturali manifestano il loro effetto già prima della nascita, e questo effetto tende ad ampliarsi nei primi anni di vita, condizionando la salute in tutte le fasi della vita. Per questo, una sanità pubblica attenta ai primi 1000 giorni non può separare la promozione della salute dalla riduzione delle disuguaglianze di salute attraverso la costruzione di comunità più giuste e più eque". L'acido folico Nel pool di Regioni il 93,2% delle madri ha riferito di aver assunto acido folico in occasione della gravidanza, ma soltanto il 35,4% lo ha fatto in maniera appropriata. La maggior parte delle donne lo ha assunto a gravidanza già iniziata, vanificandone l'effetto preventivo. L'assunzione appropriata presenta un'elevata variabilità territoriale interessando quote di donne comprese tra il 24,6% in Campania e il 44,4% in Veneto, con valori più alti nelle Regioni del Nord rispetto a quelle del Sud. Il 5,5% delle madri nel pool di Regioni ha dichiarato di aver fumato in gravidanza con una variabilità regionale dal 3,2% nella P.A. di Bolzano al 7,9% nel Lazio. In tutte le Regioni, la quota di fumatrici risulta più alta in allattamento rispetto alla gravidanza, variando dal 4% (P.A. di Bolzano) al 10,6% (Sicilia). Inoltre, i dati evidenziano che in allattamento aumenta maggiormente il consumo di altri prodotti quali sigaretta elettronica e tabacco riscaldato. Il 30,2% delle madri ha dichiarato che il/la partner o altri/e conviventi fumavano al momento della rilevazione. La maggior parte delle madri non ha assunto bevande alcoliche in gravidanza. Il 7,4% ha dichiarato di aver assunto alcol (anche solo una piccola quantità rappresentata da mezzo bicchiere di vino o una birra piccola o un aperitivo) 1-2 volte al mese, l'1,1% 3-4 volte al mese e lo 0,4% 2 o più volte a settimana. Alcol e fumo In tutte le Regioni il consumo di alcol in allattamento risulta più diffuso che in gravidanza. Il consumo di alcol sia in gravidanza che in allattamento risulta più diffuso tra le madri del Nord Italia. Il 48,2% dei/delle bambini/e di 2-3 mesi viene allattato/a in maniera esclusiva, con una elevata variabilità regionale e valori più bassi nel Sud rispetto al Centro-Nord. Le quote oscillano dal 31,3% in Campania al 62% nella P. A. di Trento. L'allattamento esclusivo si riduce sensibilmente nella fascia 4-5 mesi, scendendo al 39,3% con variazioni dal 23,6% della Sicilia al 58,1% della P.A. di Trento. Considerando l'allattamento oltre il primo anno di vita, la quota di bambini/e che riceve latte materno tra i 12 e i15 mesi varia dal 26,8% (Sicilia) al 54,1% (Friuli-Venezia Giulia), con valori più bassi nel Sud e in Lombardia. Infine, il 13,1 % dei/delle bambini/e non ha mai ricevuto latte materno, con quote comprese tra il 7,2% (Marche) e il 24,2% (Sicilia). Il 70% delle madri ha dichiarato di mettere a dormire il/la figlio/a di 4-5 mesi a pancia in su, posizione che diminuisce il rischio di sindrome della morte improvvisa in culla (SIDS), con una variabilità compresa tra il 58,8% (Sicilia) e il 79,2% (Umbria). Pochi libri, tanta tv Nella fascia d'età 2-5 mesi, la prevalenza di bambini/e a cui non e' mai stato letto un libro nella settimana precedente l'intervista e' pari al 53,3%, con valori compresi tra il 33,7% (Friuli-Venezia Giulia) e il 68,2% (Sicilia) e mediamente più alti nelle Regioni del Sud. Nelle Regioni meridionali si registrano inoltre le percentuali più basse di bambini/e ai quali vengono letti libri quotidianamente. Il 14,6% dei/delle bambini/e di 2-5 mesi trascorre del tempo davanti a TV, computer, tablet o smartphone. A livello territoriale, la quota varia dal 6,9% della P. A. di Trento al 24,9% della Sicilia, con valori più elevati nelle Regioni del Sud. La maggior parte dei/delle bambini/e esposti agli schermi vi passa meno di un'ora al giorno, mentre il 3,4% vi trascorre almeno 1-2 ore quotidiane. L'esposizione aumenta con l'età in tutte le Regioni: tra gli 11 e i 15 mesi, la quota di quelli/e che trascorre almeno 1-2 ore al giorno davanti a uno schermo varia tra il 5% (Veneto) e il 36,5% (Sicilia), confermando livelli più elevati nelle Regioni del Sud. Il 74,4% delle madri dichiara l'intenzione di effettuare tutte le vaccinazioni previste, con una variabilità regionale compresa tra il 63,6% della Sicilia e l'84,6% della Basilicata.

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