Il Foglio
Il razzismo si annida nella tentazione a considerare di qualità diversa gli appartenenti al genere umano (e anche, in un ragionevole modo, agli altri esseri viventi). Ma ci sono giorni in cui è più difficile non cedere alla tentazione, sia pure alla rovescia rispetto al razzismo vigente . Per esempio ieri. Ieri, infatti, abbiamo saputo che Stati Uniti di Trump e Israele di Netanyahu avevano puntato a un cambio di regime in Iran che rimettesse in sella Mahmūd Ahmadinejad . Almeno per un momento, prima di avere il tempo di rifletterci, abbiamo provato un sentimento di ripugnanza all’idea di appartenere allo stesso genere umano di Ahmadinejad, di Netanyahu e di Trump. No? Ieri però abbiamo saputo altri dettagli della angosciosa cronaca modenese, dove un italiano di 31 anni, di genitori marocchini, aveva mirato a travolgere i passanti nel centro della città, e ne aveva feriti orribilmente alcuni, alcune, e poi è stato rincorso e fermato e disarmato da un modenese, due egiziani, due pakistani. Abbiamo saputo che la più gravemente ferita, le gambe troncate di netto, era una signora tedesca di 69 anni, “Anna”, che aveva appena visitato il meraviglioso Duomo di Modena, e che a soccorrerla, appena in tempo perché non morisse dell’emorragia, era intervenuta, assieme a un medico italiano che passava di lì, che si chiama Alessandro Misericordia , una signora ucraina di 48 anni, Viktorya Prudka, cui un incursore del Col Moschin di passaggio (chissà come si chiama) aveva dato il laccio emostatico della sua dotazione. ( Il tourniquet, il laccio emostatico, è il primo strumento del kit di emergenza nello zaino o nella tasca delle persone in Ucraina ). E che Viktorya è infermiera al Policlinico di Modena, e ha cinque figli, compresa una adottiva, e che sapeva di dover tenere sveglia la donna ferita e amputata perché non morisse, e in quell’attesa le ha parlato, un po’ in italiano, in cui la ferita “conosceva qualche parola”, e poi “in tedesco, che ho studiato”, e infine a gesti. E che per rassicurarla meglio le ha detto: “Io sono infermiera”, e la signora tedesca, che non sentiva ancora di non avere più le gambe, le ha risposto, in italiano: “Anch’io! Anch’io sono infermiera”. Ho letto questo sul Corriere della Sera, che aveva attinto al racconto della Gazzetta di Modena. E mi sono detto che un simile incrocio di umanità sul marciapiede di un assalto sciagurato sarebbe stato difficilmente pensabile nel più intrepido dei romanzi . E che sarebbe stato difficilmente concepibile nel più disperato dei romanzi il progetto israelo-americano di abbattere il regime iraniano per insediare al suo posto Mahmud Ahmadinejad. E ho provato più insidiosa una tentazione razzista. Nostra patria è il mondo intero. Quasi.
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