Il Foglio
“Voglio che Kevin sia completamente indipendente. Io voglio che sia indipendente e faccia un grande lavoro. Non guardare a me, non guardare a nessun altro, fai il tuo lavoro e fai un grande lavoro”. Con queste parole, il presidente Donald Trump ha introdotto il giuramento di Kevin Warsh come nuovo presidente della Federal Reserve, durante la cerimonia che si è svolta oggi alla Casa Bianca e che è stata trasmessa in diretta dalla Nbc News. Un cambio di tono rispetto agli strali riservati al predecessore Jerome Powell, che Trump ha più volte attaccato per non volere attuare una politica monetaria, a suo avviso, sufficientemente accomodante. Ma proprio per questi attacchi, l’indipendenza e la credibilità della Fed sono state messe in discussione in tutto il mondo. Così Trump corregge il tiro in una delle sue grandi giravolte mediatiche. Ma quanto, in realtà, Warsh riuscirà a essere “indipendente”? Banchiere ed economista, ha già prestato servizio alla Fed dove si è fatto apprezzare per preparazione tecnica e capacità di fare da cinghia di collegamento con il mondo di Wall Street. Di recente ha evocato un “regime change” per quanto riguarda la gestione del bilancio della banca centrale americana, ma la vera sfida che ha davanti è riuscire a manovrare la leva dei tassi in un contesto in cui i rischi di inflazione stanno aumentando anche negli Stati Uniti a causa della guerra in Iran senza entrare in rotta di collisione con Trump, come ha fatto Powell. Il suo giuramento è stata l’occasione per alcuni analisti internazionali di valutare la capacità di tenere la barra dritta proprio in considerazione del fatto che, rispetto a quando Warsh è stato indicato da Trump per questo ruolo, cioè a gennaio di quest’anno, lo scenario globale è molto cambiato. Uno studio di Nomura, rivedendo radicalmente il suo precedente giudizio, prevede che la Fed manterrà i tassi invariati a tempo indeterminato piuttosto che ridurli. “La nostra precedente previsione di due tagli quest’anno (a settembre e a dicembre) si basava su fattori politici, che si sono attenuati di recente”, dicono gli analisti di Nomura che avviano anche una riflessione su quella che può essere la leadership di Warsh all’interno di una delle massime authority americane. “Il nuovo presidente della Fed è probabilmente ancora motivato ad allentare la politica monetaria, ma i dati recenti e il linguaggio utilizzato dalla Fed ci rendono scettici sulla sua capacità di convincere la maggioranza del Fomc (il comitato monetario della Fed) ad approvare i tagli dei tassi”. Insomma, viene posto in luce, prendendo spunto dalle espressioni di voto delle ultime riunioni della Fed che le decisioni di politica monetaria sono alla fine il frutto di una decisione di tipo collegiale che Warsh può dirigere ma non influenzare del tutto. Neanche a farlo apposta, mentre il neo presidente giurava alla Casa Bianca, dall’altra sponda dell’Atlantico, un autorevole governatore della Federal Reserve, Christopher Waller, addirittura apriva alla possibilità di futuri rialzi dei tassi. “L’inflazione non sta andando nella giusta direzione”, ha affermato in un intervento preparato per un simposio economico che si è svolto in Germania. La verità è che si sono create nuove condizioni e Warsh dovrà fare, e dovrà far fare a Trump, un bagno di realtà se non vuole trascinare l’America in un corto circuito da cui sarebbe difficile uscire. Nomura avverte: l’inflazione potrebbe raggiungere il picco quest’anno, nel qual caso è probabile che si evitino rialzi dei tassi. Tuttavia, l’esitazione della Fed a reagire ai primi segnali di un problema di inflazione aumenta il rischio che possa trovarsi “in ritardo rispetto alla curva”, dovendo quindi aumentare rapidamente i tassi per ristabilire la propria credibilità. Del resto, Warsh ha come contraltare la Bce, che sulla lotta all’inflazione ha meno esitazioni rispetto alla Fed e che se aumentasse i tassi già quest’anno segnerebbe l’inizio di un percorso di disaccoppiamento tra le due banche centrali di cui ci sono già stati segnali.
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