Il Foglio
A Manhattan si è tenuta l’ennesima udienza preliminare del processo a Luigi Mangione, il ventiseienne che nel 2024 uccise a sangue freddo Brian Thompson , colpevole di guidare una compagnia assicurativa sanitaria votata al profitto. Pur di assistere, un gruppo di donne ha dormito fuori dal tribunale: sono le Mangionistas . Per passare una notte all’addiaccio servono buone ragioni. Alcune sono confessabili, anzi rivendicate: Lena, rapper di nicchia con il nome d’arte Fellatia G., dice che “i figli di Thompson stanno meglio senza di lui. Devono imparare a non essere come il padre. E quanto ai soldi insanguinati che hanno ereditato, che si vergognino”. Uccidere un ricco è un po’ come uccidere un fascista . Ma i motivi per far parte delle “Luigi girls” si mescolano. Alla veglia precedente, una ragazza sfoggiava una maglietta rosa con la faccia del suo eroe e informava gli astanti di aver già pianificato il loro futuro insieme: “Abbiamo anche scelto i nomi dei nostri figli”. Il 14 febbraio un bar di Washington ha organizzato una serata per scrivere bigliettini d’amore a Mangione, del tipo: Will you be my Valentine? Vuoi uscire con me? Non stupisce più di tanto. Al processo contro Ted Bundy, l’aula era piena di ammiratrici. Per non dire di Charles Manson, Jeffrey Dahmer, Richard Ramirez. Si chiama ibristofilia: l’attrazione per i mostri . A testimoniare la passione segreta per la crudeltà, fino a qualche tempo fa c’erano le pellicce. Oggi restano le unghie lunghe laccate di rosso e l’abitudine di far recapitare proposte di matrimonio a chi è in prigione per omicidio. Su questo aspetto della vita femminile, settecento anni di letteratura cortese e sessant’anni di Simone de Beauvoir hanno potuto ben poco. La novità delle Mangionistas è essere riuscite a tradurre una pulsione inconfessabile in militanza. Non fiori, ma opere di bene: grazie a persone come Amelia, contabile sulla quarantina, proprietaria di una libreria online il cui ricavato va interamente al fondo legale dell’imputato, si è arrivati a 1,5 milioni di dollari. Il sospetto è che, se al posto dell’italoamericano ribelle ci fosse Patrick Bateman, il fascinoso yuppie che in un romanzo di Bret Easton Ellis accoltella i clochard, le fan andrebbero in visibilio lo stesso. E’ difficile capire dove finisca la rivoluzione e dove cominci il colpo di fulmine. Su TikTok le tifose pubblicano video con slogan anticapitalisti accompagnati dalle musiche smielate di Lana Del Rey. E’ la lotta di classe che parla il linguaggio dell’infatuazione, oppure il contrario? L’odio contro le compagnie assicurative forse è una foglia di fico per l’arcinota attrazione verso il maschio pericoloso. Ma sarebbe legittimo anche invertire i fattori. Forse l’eros è un carburante dell’altrettanto incoercibile desiderio di sterminare chi ha troppi soldi in tasca . Un poeta diceva che l’uomo è un abisso, e a guardaci dentro vengono le vertigini. Le donne, per fortuna, non sono da meno.
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