Collector
Il j'accuse di Urso. Al Festival di Confindustria attacca ancora Giorgetti. E "prenota" altri soldi in Manovra | Collector
Il j'accuse di Urso. Al Festival di Confindustria attacca ancora Giorgetti. E
Il Foglio

Il j'accuse di Urso. Al Festival di Confindustria attacca ancora Giorgetti. E "prenota" altri soldi in Manovra

Invitato nella “fossa dei leoni”, al Festival dell’Economia di Confindustria, ha pensato che fosse l’occasione per discolparsi, buttando la palla verso altri lidi, leggi ministeri. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso , nella sua intervista a Trento, scortato da parlamentari di Fratelli d’Italia in platea tra cui la trentina Alessia Ambrosi, sulle difficoltà che negli ultimi mesi hanno fatto tribolare il mondo confindustriale, in sostanza, se l’è presa (di nuovo) col ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e con la Ragioneria dello stato. A partire dai problemi di attuazione di Transizione 5.0, il cui decreto attuativo non è ancora operativo e rischia di far sfumare il primo dei tre anni di applicazione della norma. Cos’è successo? E allora Urso di fronte alle rimostranze e all platea confindustriale ci ha tenuto a dire che “la legge di Bilancio è entrata in vigore il primo gennaio e noi abbiamo trasferito il testo al ministero dell’Economia il 5 gennaio. Io ho imposto ai miei uffici di realizzare il dpcm nelle ore di capodanno. Dicemmo subito, già durante la legge di Bilancio, che era inopportuno il vincolo del Made in Europe perché avrebbe escluso una serie di macchinari fondamentali. Quando quella norma è stata rivista abbiamo ripresentato il decreto attuativo riadattandolo alla norma che nel frattempo le imprese avevano chiesto di cambiare. Detto questo, entro la metà di giugno il decreto attuativo che ora è alla Corte dei conti troverà pienamente esecuzione ”. In sostanza, la colpa non è da rinvenire dalle parti del Mimit. Ma c’è di più. Perché anche sull’esclusione degli investimenti in cloud dall’iperammortamento di Transizione 5.0 Urso ha rinverdito le recriminazioni nei confronti del Mef. “Nel nostro decreto c’era, poi il ministero dell’Economia ha fatto delle valutazioni contabili che comprendiamo. E che però ho dovuto accettare. Intanto partiamo, ma pensiamo di trovare una formula per convincere, successivamente, il ministero dell’Economia e la Ragioneria che questo è possibile anche nell’attuale strumento piuttosto che crearne un altro in più. Meglio fare quello che è possibile fare oggi”. In realtà le turbolenze con Giorgetti e la ragioniera dello stato, Daria Perrotta, c’erano state anche su un altro capitolo di intervento, gli incentivi alle imprese, il cui decreto, aveva denunciato sempre Urso, sarebbe stato “svuotato” dalla Ragioneria dello stato. E dire che poi i due, Urso e Giorgetti, più tardi si sarebbero ritrovati a Palazzo Chigi per l’incontro con gli autotrasportatori, a cui hanno fatto concessioni, in termini di nuovi interventi, approvando altri 200 milioni di “aiuti” in Cdm (oltre al rinnovo del taglio delle accise fino alla prima metà di giugno). Tanto che le categorie hanno deciso di sospendere lo sciopero minacciato nei giorni scorsi. L’incontro con l’ambiente confindustriale non era un banco di prova da poco, per il titolare del Mimit, che anche nelle fasi di maggiore turbolenza ci ha sempre tenuto a far passare il messaggio: “Confindustria è con me”. Infatti i colloqui con il presidente Orsini, anche nelle fasi più tese, non si sono mai interrotti. Solo che anche la crisi di Electrolux, per cui Urso ha convocato un tavolo che si terrà lunedì 25 maggio al ministero, inquieta (e non poco) le articolazioni locali di Viale dell’Astronomia. Soprattutto i presidenti delle associazioni industriali dell’Alto Adriatico (Michelangelo Agrusti), di Veneto Est (Paola Carron), di Assolombarda (Alvise Biffi), di Ancona (Diego Mingarelli) e della Romagna, che negli scorsi giorni hanno tenuto una riunione sul tema. Ma conscio del significato “politico” della sua ospitata al Festival dell’Economia, Urso si è spinto pure oltre: e cioè a promettere che per le imprese non è finita qui. Che bisogna guardare con fiducia al lavoro del Commissario Fitto, dal lato europeo. Ma si è molto sbilanciato anche sul fronte interno. “Mi impegno perché Transizione 5.0 sia rifinanziata in legge di Bilancio per un ulteriore triennio. Deve essere una misura strutturale”, ha detto in termini piuttosto perentori. Un’altra uscita che non si sa quanto abbia fatto piacere in Via XX settembre, particolarmente stressata da quell’assalto alla diligenza che in previsione della Manovra potrebbe arrivare da ogni lato. Sicuramente, a questo punto, si da per scontato che arrivi da un ministro che non si fa problemi ad andare in casa degli industriali e a dire che se i soldi non arrivano è tutta colpa di Giorgetti. Anche perché pure sullo sblocco dei fondi automotive (circa un miliardo e mezzo di euro) Urso ha messo fretta al Mef: “La loro firma arriverà nelle prossime ore”.

Go to News Site