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Washington si lancia contro Gaesa, che controlla il 70 per cento dell’economia cubana | Collector
Washington si lancia contro Gaesa, che controlla il 70 per cento dell’economia cubana
Il Foglio

Washington si lancia contro Gaesa, che controlla il 70 per cento dell’economia cubana

“Cuba non è controllata da nessuna rivoluzione. Cuba è controllata da Gaesa”. “Il presidente Trump offre una nuova relazione tra Stati Uniti e Cuba, ma deve essere direttamente con voi, con il popolo cubano, non con Gaesa”. “L’Amministrazione Trump offre l’aiuto per voi, il popolo, ma che non deve essere rubato da Gaesa per venderlo in uno dei suoi negozi”. Così il segretario di stato americano, Marco Rubio , aveva parlato il 20 maggio, in un discorso video ai cubani per la Festa dell’indipendenza che il regime castrista ha soppresso, sostituendola con le proprie ricorrenze – e che proprio per questo gli esuli celebrano invece con trasporto. “Ho qui in tasca una lettera di organizzazioni umanitarie già presenti a Cuba e pronte a occuparsi della distribuzione. Siamo pronti a fare di più, ma la distribuzione deve essere effettuata da gruppi non legati al regime o a Gaesa, altrimenti se ne approprierebbero”, aveva scritto sempre Rubio il giorno dopo su X. Grupo de Administración Empresarial S.A. è l’esatto significato dell’acronimo Gaesa, il conglomerato in mano ai militari che controllerebbe il 70 per cento dell’economia cubana, con attivi stimati in 18 miliardi di dollari. Dopo l’incriminazione di Raúl Castro e l’invio della portaerei Nimitz al largo di Cuba, la pressione sul regime dell’Avana continua con l’arresto di Adys Lastres Morera, sorella dell’amministratore delegato di Gaesa. E’ stato ancora Rubio a dare questo annuncio su X, spiegando che la donna ha perso il permesso di soggiorno permanente ed è stata presa in custodia dalle autorità per l’immigrazione in Florida. Nel suo messaggio il segretario di stato ha inoltre spiegato che Lastres Morera gestiva immobili e risiedeva in Florida, collaborando con l’apparato statale cubano. E’ poi arrivato anche un più ampio avvertimento contro i cittadini stranieri legati a governi considerati avversari di Washington. “Non ci sarà posto su questo pianeta, tanto meno nel nostro paese, dove i cittadini stranieri che minacciano la nostra sicurezza nazionale possano vivere nel lusso”. Fondata dall’allora ministro delle Forze armate rivoluzionarie (Far) Raúl Castro nel 1995 per dotare proprio le Far di una base finanziaria durante il difficile “periodo speciale” seguito alla fine degli aiuti e sovvenzioni dell’Urss, la Gaesa era però ancora una piccola azienda nel 2006, quando Fidel Castro si ammalò. Il suo asset più rilevante all’epoca era la pur importante catena alberghiera Gaviota, che però competeva alla pari con le altre aziende del ministero del Turismo. La svolta arrivò quando Raúl Castro nel 2008 assunse la presidenza e sostituì i funzionari civili nominati da Fidel. Da quel momento in poi, Gaesa ha iniziato un’espansione sistematica. Nel 2010, in particolare, Raúl diede ordine a Luis Alberto López-Calleja, suo ex genero e all’epoca generale di brigata e amministratore delegato di Gaesa, di mettere le mani su Cimex, un grande conglomerato commerciale fondato nel 1978, con una vasta rete di supermercati, stazioni di servizio, immobili, agenzie finanziarie e piattaforme di commercio elettronico. Tramite la sua controllata Fincimex S.A. gestisce anche il network di carte di pagamento e le rimesse che arrivano dall’estero. Tra i suoi asset ci sono EnvíosCuba e Nube de Servicios, portali per la compravendita di beni fisici destinati a parenti sull’isola con consegna a domicilio e per la vendita di servizi. Nel 2011 Gaesa acquisì poi anche il pieno controllo della società di telecomunicazioni Etecsa, allora in possesso per il 27 per cento di Telecom Italia. Nel 2016 ha rilevato Habaguanex S.A., la società alberghiera del centro storico dell’Avana che era stata fondata nel 1994 dalla Oficina del Historiador de La Habana, autorità per la conservazione dell’area, ed era diretta dall’illustre storico Eusebio Leal. Nel 2016 si è impadronita del Banco Financiero Internacional, che controlla oltre il 95 per cento delle transazioni commerciali tra aziende cubane e straniere. Ma questa espansione ha coinciso con il progressivo collasso dell’economia cubana, con il pil che secondo la Cepal (Commissione economica per l’America latina e i Caraibi) sarebbe calato del 6,5 per cento. Ma analisti indipendenti aumentano la cifra al 15, e per il primo trimestre del 2026 le stesse cifre ufficiali ammettono un crollo tra il 20 e il 24,7. Messa in condizione di agire praticamente senza controlli, Gaesa è accusata di aver prosciugato le risorse dei ministeri e delle imprese statali. Principale risorsa del regime era l’esportazione di servizi medici, che generava oltre 10 miliardi di dollari all’anno e impiegava più di 50 mila persone. Ma dei 108 miliardi così incassati in 15 anni solo l’1,6 per cento è stato reinvestito nel settore sanitario. 24 miliardi di dollari sono andati agli hotel, 70 miliardi non hanno avuto una destinazione identificata, e in particolare gli investimenti nel settore energetico sono stati inesistenti. Ecco l’origine dei continui blackout che stanno spegnendo il paese, al di là degli embarghi di Trump che pure stanno dando il colpo finale.

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