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Indignarsi per Ben-Gvir è giusto, farlo per chi minaccia Israele pure | Collector
Indignarsi per Ben-Gvir è giusto, farlo per chi minaccia Israele pure
Il Foglio

Indignarsi per Ben-Gvir è giusto, farlo per chi minaccia Israele pure

Al direttore - Caro Cerasa, molto bella la lettera di Daniela Santus e ancora più bella la sua risposta. Mi consenta di aggiungere solo qualche osservazione. Come direbbe Joseph Fouché, quello commesso da Ben-Gvir contro i flottiglieri è peggio di un crimine: è un errore politico. E il problema più serio è la velocità della luce con cui questo comportamento si è trasformato non tanto in un atto di accusa contro l’estrema destra israeliana, quanto contro un intero popolo. Lo vediamo ogni giorno. Israele è il bersaglio di un’ostilità che non si ferma al suo governo, ma investe simboli, sinagoghe, scuole, comunità e cittadini di religione ebraica che nulla hanno a che fare con le sue decisioni. Altrove questo fenomeno apparirebbe grottesco. Quando Salvini si comporta in modo indecente, nessuno pretende che tutti gli italiani facciano mea culpa. Quando Trump, Putin, gli ayatollah compiono atti atroci, nessuno emette un verdetto senza appello sulla moralità di tutti gli americani, russi e iraniani. Mentre la legittimità di Israele non è considerata un dato, ma una concessione revocabile. Come se, per avere diritto a esistere e difendersi, dovesse prima superare un interminabile esame di coscienza, che non è richiesto a nessun altro stato. Ben-Gvir è certo un personaggio eticamente e politicamente detestabile, una spina nel fianco della democrazia israeliana. Ma la tesi secondo cui le sue gesta esecrabili contribuiscono ad alimentare l’antisemitismo è fallace. E’ il pregiudizio antisemita che le utilizza strumentalmente per rinfocolare una “damnatio” collettiva che ricorda i tempi bui della giudeofobia. Per questo i sinceri amici di Israele non dovrebbero prestarsi al gioco dei sovvertitori della kantiana ragion pratica. Michele Magno Il governo di Israele sta facendo molto, troppo, per offrire ai suoi detrattori pretesti utili per non amare Israele e una democrazia non può permettersi in nessun momento di tradire i suoi ideali. Ma se un decimo dell’indignazione generata dalle oscenità di Ben-Gvir fosse dedicata anche agli estremisti che minacciano ogni giorno Israele – e che minacciano ogni giorno in giro per il mondo gli ebrei colpevoli di essere ebrei – ci sarebbe qualche post virale in meno sulla rete e qualche libertà in più difesa nel mondo. Al direttore - Non mi aspettavo di poter leggere sul vostro giornale delle falsità come quella pubblicata questa mattina sul mio conto. Sarebbe bastato googlare il mio nome e dare un’occhiata alla mia intervista a Radio Radicale sul recente cambio di casacca di una parlamentare in Fn per rendersi conto che non sono certamente annoverabile tra presunti “tentati dal passaggio”. Come dicevo al vostro autorevole collega, Lanfranco Palazzolo, che mi ha intervistato: in politica c’è chi è fedele all’asta, chi alla bandiera. Io ero, sono e sarò sempre fedele alla bandiera della Lega a cui mi sono iscritto (in Toscana) ben 34 anni fa. Voglio rassicurarvi: non solo non sono “tentato”, ma nemmeno hanno “provato a portarmi via”. senatore Manfredi Potenti Al direttore - Aero intende precisare alcuni punti del vostro articolo di ieri “Bene il governo Meloni sulle rinnovabili”, in particolare per ciò che concerne l’eolico offshore. L’attuale schema incentivante prevede una tariffa base d’asta di 185€/MWh; si tratta di aste al ribasso per l’assegnazione dei cosiddetti “contratti per differenza”: se il prezzo dell’energia sul mercato (Pun) è inferiore a quello aggiudicato dalle aste, lo stato copre la differenza; se invece il prezzo di mercato è più alto, è l’impianto a restituire il guadagno allo stato. Il valore netto di questo meccanismo va quindi nella componente Asos delle nostre bollette. Bollette la cui voce preponderante, è bene ricordarlo, è data dal costo dell’energia. Ed è partendo da questo dato che l’eolico offshore si rivela una risorsa fondamentale. A parità di potenza, infatti, esso produce il doppio del fotovoltaico e una volta e mezza l’eolico a terra. Inoltre, ha un forte profilo invernale e produce molto nelle ore serali, proprio quando la domanda è alta. Com’è noto, in Italia il prezzo all’ingrosso dell’elettricità viene stabilito dalla centrale più costosa necessaria a coprire la domanda di quel momento (spesso gli impianti a gas). Bene, l’eolico offshore stempera questo meccanismo, facendo in tante ore e di sera ciò che il fotovoltaico fa già nelle ore centrali diurne (quando il boom di energia solare a basso costo “sostituisce” le centrali a gas, azzerando la loro marginalità e facendo crollare il prezzo della borsa elettrica): producendo in modo massiccio e regolare proprio in questi orari critici, l’offshore taglia fuori dal mercato gli impianti marginali più costosi (che sia questo il vero problema?). Il risultato è una riduzione del Pun complessivo che porta a un risparmio in bolletta di gran lunga superiore agli incentivi iniziali. Motivo per cui riteniamo fuorviante vedere l’eolico offshore come un costo, essendo piuttosto un investimento. Le porgo i miei più cordiali saluti. Fulvio Mamone Capria presidente Aero Gentile presidente. Ieri il Foglio ha scritto che “lo schema del 2024 prevedeva un prezzo fisso di 185 euro/MWh per un periodo di 25 anni”, proprio come dice lei. Dal 2024 a oggi, il prezzo medio mensile dell’energia elettrica non ha mai superato tale valore. Questo significa che la realizzazione dell’impianto in questione avrebbe generato un onere aggiuntivo per le bollette degli italiani, diversamente da quanto accade per l’eolico a terra o il fotovoltaico che, nelle ultime aste, pur producendo meno energia, si sono aggiudicati contratti a prezzi di 60-70 euro/MWh. L’eolico offshore può avere molti pregi ma non quello di abbassare i prezzi, almeno nel nostro paese. Grazie dell’attenzione.

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