Il Foglio
Può essere un modo per conoscere meglio la città. Per chi in certi luoghi non c’è mai stato e ha voglia di dare uno sguardo oltre i propri orizzonti. Fino al 31 maggio è in corso Iper festival delle periferie (promosso dall’assessorato alla Cultura di Roma Capitale) che, giunto alla quinta edizione, quest’anno ha scelto come tema “Super Luoghi. Periferie: storie e geografie” (info e programma www.museodelleperiferie.it). L’immensa periferia romana è un luogo quasi metafisico, concreto ma anche immaginario, composto da innumerevoli città nella città, isole dentro la grande metropoli. Un tempo luogo di campagne e borgate, ora di casermoni in serie dove spesso l’unico luogo di aggregazione è il centro commerciale. Le distanze romane sono così enormi, del resto, che è normale vivere per quartieri, ma quando i rioni sono così lontani dal centro, basta un niente per diventare ghetto. Insomma, non vogliamo fare qui la cronaca delle difficoltà, del degrado, della pericolosità e della povertà economica e culturale di certe zone (il prefetto Lamberto Giannini ha definito Tor Bella Monaca “la piazza di spaccio più grande d’Europa”), ma vogliamo registrare un fenomeno inverso: i romani che abbandonano il centro storico ridotto a grande bed and breakfast per turisti e si muovono verso l’esterno e i nuovi abitanti, giovani studenti e lavoratori, che per prendere casa sono costretti a scegliere zone periferiche per il caro affitti e la mancanza di alloggi. Gentrificazione, termine fin troppo abusato. “Ma questo movimento, se da una parte provoca lo svuotamento del centro e il calo di abitanti nelle zone di pregio, porta nuova linfa vitale proprio in quelle periferie che, fino a poco tempo fa, non venivano considerate come luoghi per abitare. Così si crea una mescolanza tra nuovi e vecchi residenti, anche di ceto e di etnie diverse, che risulta interessante. Una città mista, fatta di mescolanze, che sarebbe bello vedere anche in centro…”, osserva Giorgio de Finis , direttore artistico del Festival. La manifestazione in queste prime due settimane ha esplorato con performance, concerti, proiezioni, mostre, talk e percorsi guidati il museo condominiale di Tor Marancia (dove si è esibito anche il Piotta), il Quadraro Vecchio, il Lago ex Snia o Bullicante a Portonaccio. Questo fine settimana tre giorni di appuntamenti a Corviale (22-23-24 maggio), mentre l’ultimo week-end del mese (29-30-31 maggio) gli eventi di svolgeranno al Maam/Metropoliz_città meticcia, l’edificio occupato sulla Prenestina, dove sono in via di realizzazione 144 nuovi alloggi popolari, destinati in parte alle famiglie che già ci abitano. In attesa che arrivi il museo delle Periferie, creatura ideata da de Finis, che vedrà la luce della primavera del 2027 a Tor Bella Monaca. Ma cosa ci sarà dentro? “Sicuramente esposizioni artistiche e culturali, ma sarà teatro pure di incontri e dibattiti, un luogo dinamico, non statico, che spero possa coinvolgere gli abitanti, una piazza di confronto”, spiega de Finis, che in passato è stato direttore del Macro e curatore del Maam. Ma torniamo al Festival. “Vorrei portare i Parioli in periferia. Mi piacerebbe che, chi in certi luoghi non c’è mai stato, possa sfruttare questa occasione per esplorare geometrie e tessuti urbani sconosciuti, che rappresentano una parte importante della città. Ma vogliamo pure mostrare la solidarietà e le energie che si muovono in territori che spesso troppo facilmente vengono etichettati in termini negativi”, osserva de Finis. Del resto, raccontare l’immensa periferia romana nella sua totalità è impossibile, allora bisogna affidarsi a sguardi parziali, ma evocativi, come di recente hanno fatto Sacro Gra, il documentario di Gianfranco Rosi premiato col Leone d’Oro a Venezia, oppure la trilogia romana dello scrittore Aurelio Picca, o i testi di alcune band o rapper, come gli Assalti Frontali, gruppo ormai storico che si esibirà al Festival. “Roma è la sua periferia?”, è il titolo di un dibattito tra i vari appuntamenti andato in scena al Teatro Argentina. Questa ci sembra la domanda cruciale. Scoprire un bistrot al Pigneto, un’osteria a Centocelle o un mercato a Torpignattara forse non basta a esplorare davvero le periferie e questo Festival può fornire qualche elemento in più su realtà sociali spesso sconosciute.
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