IL TEMPO
Leggendo l'editoriale di ieri del direttore Capezzone, mi sono interrogato profondamente sul perché sia calato il silenzio dopo i fatti di Modena. Mi sono chiesto soprattutto perché si sia preferito parlare d'altro e perché siamo in pochi a combattere il nuovo volto del male. Mi chiedo perché arabi e israeliani comprendano e rilancino il nostro appello contro la Fratellanza musulmana, mentre in Italia pochi lo comprendono e si impegnano davvero per metterla al bando. C'è chi ha paura di perdere voti affrontando temi come questo, chi di essere additato come responsabile politico della situazione. Esiste però anche un articolato disegno del nuovo «impero del male», retto da sinistri e islamisti. I primi sono gli utili idioti dei secondi, che invece sono strutturati, organizzati e finanziati, come abbiamo visto. È questa nuova alleanza a condurre le danze, a orientare il dibattito e i media. È questa alleanza a oscurare un attentato islamista con la storiella dei compagni della Flotilla derisi da quel clown di Ben-Gvir. Al Jazeera e gli amici di Hamas sono bravi a organizzare flottiglie e circhi mediatici a loro funzionali. Hanno spostato l'attenzione in modo magistrale: quasi tutti, invece di occuparsi del pericolo che corrono gli italiani, sono passati alla sceneggiata tra un politicante israeliano a caccia di voti e dei buffoni con la kefiah in gita in barca. Sarebbe come se domani scoppiasse una nuova pandemia e al telegiornale parlassero della rissa tra il Gabibbo e qualche concorrente di un reality. Eppure questa dinamica funziona in Italia, anche se ora qualche coscienza si sta svegliando. Certo, non tutti coloro che oscurano la notizia dell'attentato di Modena, che non ne parlano o ne parlano poco, sono in cattiva fede. Molti pensano davvero che non vi sia una matrice islamista e che i messaggi all'università contro i cristiani siano soltanto parte del delirio di un malato psichiatrico. Non vedono la correlazione lapalissiana tra propaganda islamista e atto terroristico. Non capiscono che il terrorista di Modena è un sintomo più preoccupante di molti altri, perché si è ispirato al terrore islamista che aveva visto in Tv, senza (probabilmente) essere in contatto con alcuna organizzazione vi si è identificato. Chi conosce davvero l'essenza dell'islamismo, il fenomeno di cui parliamo, cioè l'Islam politico, capisce e prende sul serio il nostro appello. Gli altri hanno paura di svegliarsi in una realtà molto peggiore di quella che immaginano e quindi la rifiutano. Preferiscono far finta che la minaccia non sia così reale e imminente. Voglio citare due conversazioni personali avute con due amici. Il primo è un uomo dello Stato, un giovane molto intelligente e preparato, si occupa di pubblica sicurezza, ma non di fenomeni come questo. Dopo un mio sermone di qualche minuto sul tema, mi ha detto che non crede che ciò di cui parlo sia così reale e grave. Pensa che si tratti di una nostra proiezione pessimistica. Poi è tornato a dirmi che Ben-Gvir lo ha sconvolto. Alla fine gli ho chiesto: se il terrorista di Modena avesse fatto perdere le gambe a tua sorella, parleresti davvero di un politico straniero che si è preso la scena insultando degli sfigati? Oppure vorresti giustizia? Probabilmente combatteresti fino in fondo per far emergere la verità e non dormiresti pensando a ciò che è successo a Modena. L'amico che mi ha dato la risposta più chiara e convincente su questo silenzio generale è stato un sacerdote. Mi ha detto: quando il male e la paura sono troppo grandi, li rigettiamo. Rifiutiamo di crederci e cerchiamo di andare avanti senza pensarci. Lui, che ha visto suoi amici sacerdoti uccisi e fatti a pezzi in Medio Oriente, solo perché cristiani, sa bene di cosa parliamo. Io, che ho visto le immagini di cristiani, drusi ed ebrei sgozzati come bestie in Israele, Siria, Africa e anche nel cuore dell'Europa, in Bosnia, non mi darò pace finché non avremo sconfitto questo male. Ho parlato con i familiari e gli amici di quelle vittime: neonati uccisi nei forni a microonde, persone decapitate, altre stuprate decine di volte. Non posso girarmi dall'altra parte e restare in silenzio, attendendo che questo accada anche in Italia. I musulmani, gli ebrei e i cristiani perbene che sanno di cosa parliamo continueranno a combattere. Così come lo farà chi ama la libertà più di quanto abbia paura di affrontare la cruda realtà. La speranza c'è: da quella signora sul balcone che sventola il tricolore ricordando ai ProPal il 7 ottobre, a mia madre che da quel giorno indossa la stella di David, pur non essendo ebrea. Non molliamo!
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