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Kyiv cerca i suoi morti fra le macerie delle bombe di Putin. Non è una “rappresaglia”, è il metodo russo
Il Foglio

Kyiv cerca i suoi morti fra le macerie delle bombe di Putin. Non è una “rappresaglia”, è il metodo russo

I russi la chiamano “rappresaglia”, per gli ucraini è la quotidianità, la scarica di missili e droni che si abbatte sulle città e che ieri ha colpito anche la capitale, Kyiv. “Hanno iniziato questa guerra – ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – Quando rispondiamo ai loro attacchi colpiamo obiettivi militari. Quando loro attaccano, uccidono i civili ”. Le reazioni di Mosca non sono speculari. Nelle ultime settimane i russi subiscono attacchi quotidiani contro arsenali, raffinerie, depositi di carburante, rispondono, come accaduto nella notte fra sabato e domenica, colpendo i quartieri residenziali, prediligendo Kyiv, la città più popolosa dell’Ucraina. In questa risposta non c’è nulla di simmetrico, c’è solo furia contro la popolazione, un attacco che sa di punizione collettiva, il tentativo di far sentire agli ucraini che il costo per il vantaggio acquisito con la precisione dei loro colpi nel territorio russo è alto e mortale. Ieri fra i novanta missili – tra i quali gli Oreshnik – e i seicento droni scaricati su Kyiv, alcuni erano destinati anche ai luoghi della cultura nel centro della capitale. Sono morte più di quattro persone, probabile che il bilancio salga, gli ucraini comunicano il numero dei morti soltanto quando estraggono i corpi dalle macerie e spesso il numero definitivo viene reso noto più di ventiquattro ore dopo l’attacco. Per rispetto delle vittime, dei loro parenti e della serietà pagano il prezzo della distrazione generale. Qui puoi vedere il videoreportage di Kristina Berdynskykh da Kyiv

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