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Ippocampo, perché possiamo crollare per stress e tensione
Quotidiano Libero

Ippocampo, perché possiamo crollare per stress e tensione

Quante volte, durante un colloquio di lavoro, un esame o un momento di forte tensione, capita di avere la sensazione di “sapere una cosa” ma di non riuscire a collegarla nel modo giusto ? Secondo un nuovo studio scientifico, non si tratta soltanto di agitazione: è proprio lo stress a interferire con i meccanismi che permettono al cervello di unire vecchi ricordi e nuove informazioni. Come riportato dalla rivista Nature, una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Science Advances ha dimostrato che lo stress acuto riduce la capacità del cervello di fare inferenze , cioè di collegare esperienze passate a ciò che sta accadendo nel presente. Un effetto che può compromettere lucidità, intuizione e capacità decisionale proprio nei momenti in cui servirebbero di più. Lo studio è stato condotto da Lars Schwabe dell’Università di Amburgo insieme al suo team. Gli scienziati hanno voluto capire in che modo lo stress influenzi l’ippocampo , una regione del cervello fondamentale per la memoria e per la capacità di integrare informazioni. L’ippocampo funziona come una sorta di “ponte mentale”: permette di collegare ricordi già immagazzinati con nuovi stimoli, aiutandoci a interpretare la realtà e prendere decisioni rapide. Un esempio semplice? Se ricordiamo che un amico indossa spesso una giacca verde e vediamo quella stessa giacca su una panchina al parco, il cervello collega automaticamente le informazioni e ci porta a dedurre che probabilmente il nostro amico si trova lì vicino. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47867073]] Ma quando entra in gioco lo stress, questo processo diventa molto più difficile. Per studiare il fenomeno, i ricercatori hanno coinvolto 121 partecipanti. Nel primo giorno dell’esperimento, ai volontari è stato chiesto di memorizzare una serie di immagini abbinate: animali associati a volti o paesaggi. Il giorno successivo, metà dei partecipanti è stata sottoposta a una situazione di forte pressione psicologica: un colloquio simulato nel quale dovevano dimostrare la propria idoneità a un lavoro ipotetico, oltre a svolgere difficili esercizi di matematica mentale. Il gruppo di controllo, invece, ha affrontato attività molto più rilassate, come parlare liberamente di un tema scelto e risolvere semplici calcoli. Attraverso test cognitivi e scansioni cerebrali, gli studiosi hanno osservato che le persone sottoposte a stress acuto mostravano una capacità significativamente ridotta di collegare i ricordi alle nuove informazioni. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47867277]] Secondo i ricercatori, sotto pressione l’ippocampo fatica ad “attivare” correttamente i ricordi utili. In pratica, il cervello riceve le informazioni, ma non riesce a combinarle nel modo più efficace . Questo spiega perché durante situazioni stressanti molte persone sperimentano vuoti di memoria, difficoltà di concentrazione o la sensazione di non riuscire a ragionare con chiarezza. Il neuroscienziato Brice Kuhl dell’Università dell’Oregon, non coinvolto nello studio, ha definito i risultati particolarmente convincenti perché combinano dati comportamentali e imaging cerebrale, mostrando concretamente “cosa va storto” nel cervello sotto stress. La ricerca potrebbe avere implicazioni importanti anche per comprendere alcuni disturbi psicologici, come ansia e psicosi, nei quali la capacità di integrare correttamente le informazioni risulta alterata. Ma le conseguenze riguardano anche la vita quotidiana. Lo studio suggerisce infatti che lo stress non influisce solo sull’umore: modifica temporaneamente il modo in cui il cervello costruisce il significato delle esperienze. In altre parole, quando siamo sotto pressione non diventiamo meno intelligenti. Semplicemente, il cervello fatica a mettere insieme i pezzi nel modo corretto.

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