Il Foglio
Venezia? Giuseppe Conte fischietta. Scansa l’assemblea romana di Confindustria e finché può pure i commenti sulle amministrative. Quindi dice: “E’ una tornata elettorale che non è ancora finita, aspettiamo a trarre le conclusioni”. Prende tempo, invoca prudenza. In fondo le comunali interessano relativamente all’ex premier. I suoi dicono: “Non è questa la nostra dimensione”. Il problema semmai è del Pd, di Elly Schlein che in Laguna aveva messo il carico. Per parlare dei risultati delle amministrative, della sonora scoppola di Venezia, Giuseppe Conte si è preso oltre 24 ore, facendo quasi finta, almeno in pubblico, che non si fosse mai votato. Lunedì ha lasciato parlare Paola Taverna e Michele Gubitosa. L’ex premier ha aspettato fino alle 18.30, quando è intervenuto alla presentazione del libro sulla Rai di Barbara Floridia (presidente della commissione di Vigilanza), insieme a Sigfrido Ranucci. E tra un attacco a TeleMeloni e un altro agli industriali (“Mai vista una Confindustria così comprensiva dopo 30 mesi di calo industriale”) ha commentato i dati della amministrative: “La tornata elettorale non si è ancora conclusa, ci sono tanti ballottaggi, aspettiamo a tirare le conclusioni. Ci sono dei buoni successi del campo progressista. Non è riuscita l’operazione a Venezia, c’è una riconquista da parte del centrodestra di Reggio Calabria ma ci sono anche tanti buoni risultati. C’è un astensionismo molto elevato, sarei prudente a trarre conclusioni”, le parole del leader M5s che certo non difetta di reattività, quando è il caso. Per dire: a novembre dopo le vittorie alle regionali, quella di Roberto Fico soprattutto, aveva anticipato l’alleata Schlein che era pronta a lanciare il tavolo di coalizione. Conte però aveva altre prospettive: prima viene Nova, il programma M5s, “poi ci confronteremo”. E’ andata in maniera simile dopo il successo referendario. La segretaria dem convoca una conferenza stampa e Conte spariglia un’altra volta, lanciando le primarie un’oretta prima che Schlein iniziasse a parlare. Questa volta al Nazareno non hanno avuto ragione di lamentarsi, non in questo senso almeno. Anche se la segretaria (che su Andrea Martella a Venezia aveva messo il carico: “da qui arriverà un messaggio a Meloni”) aveva detto la sua già poche ore dopo la chiusura delle urne, prendendosi gli sfottò della premier e intestandosi di fatto la sconfitta. In realtà anche Conte era stato in Laguna per sostenere il candidato Pd, sebbene senza lasciare troppo il segno, come attesta il 2,6 per cento ottenuto dal M5s (doppiato da Avs). E al netto degli attacchi a Meloni “ringalluzzita” dalla vittoria di un “civico” come Venturini, per cui non si era nemmeno spesa in campagna elettorale, l’ex premier ha ammesso che comunque “ci sono elementi da cui trarre valutazioni”. Tra questi anche un analisi Youtrend, in base alla quale metà degli elettori che alle europee avevano votato M5s a Venezia hanno scelto il centrodestra. risultando alla fine decisivi. E’ un dato che interroga il partito di Via Campo Marzio, sia sulle alleanze che sulla scarsa consistenza nei territori (dove talvolta nemmeno si presenta alle amministrative). Ma chiama in causa anche il Pd dove i riformisti tornano a mormorare, chiedendo alla leadership di non inseguire il Movimento. Alla Camera Igor Taruffi invita alla calma e fa di conto: “Erano 18 i comuni capoluogo che sono stati chiamati al voto: cinque sono stati vinti al primo turno dal centrosinistra, tre dal centrodestra e quattro da candidature civiche, di cui nessuno comunque di destra. Il computo complessivo lo vedremo dopo i ballottaggi”. Nel frattempo tocca lavorare, smussare ancora dubbi e perplessità che arrivano da più parti. Marco Sarrarcino, da sempre sostenitore dell’alleanza con Conte e regista delle vittorie dem in oltre venti comuni campani, tuttavia mette agli atti: “Non ho detto mai nulla contro il M5s, anche se ogni tanto ci fanno girare le scatole, perché la costruzione della coalizione non può essere un atto unilaterale”. Serve lo sforzo di tutti per battere Meloni, e non solo quello della sempre testardamente unitaria Schlein. Le amministrative? “Niente drammi”, sorride Francesco Silvestri, allontana le polemiche. “Non è mai stata questa la nostra dimensione. Andiamo meglio col voto di opinione”. Che rischia però di annacquarsi nell’abbraccio coi dem e ancor di più con Renzi. No? “Prima vengono i contenuti, poi i nomi. Non è detto che tutti accettino il programma. Magari c’è il no al 5 per cento del pil in armi e il leader di Iv si sfila”, conclude il deputato M5s. Sembra quasi una speranza. Perché come dice un suo collega a microfoni spenti: “Di Renzi non si fida nessuno. Ma ormai ce l’hanno appioppato”.
Go to News Site