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Il dilemma fiducia di Meloni. Metterla o no sullo Stabilicum è legato alle preferenze. Iezzi (Lega): “Non le vuole nemmeno FdI” | Collector
Il dilemma fiducia di Meloni. Metterla o no sullo Stabilicum è legato alle preferenze. Iezzi (Lega): “Non le vuole nemmeno FdI”
Il Foglio

Il dilemma fiducia di Meloni. Metterla o no sullo Stabilicum è legato alle preferenze. Iezzi (Lega): “Non le vuole nemmeno FdI”

In questo susseguirsi di vertici di maggioranza sulla legge elettorale (ieri ce n’è stato un altro in Via della Scrofa tra i “tecnici” dei diversi partiti), l’unica certezza è che il centrodestra vuole portare il nuovo testo in Aula entro la fine di giugno. Solo che già ieri, in commissione Affari costituzionali alla Camera, dove il testo è in discussione, s’è avuto un antipasto di quel che vedremo replicato nell’emiciclo: un centrodestra che al proprio interno non ha ancora deciso la modalità con cui apportare le modifiche già discusse dai leader. Mentre le opposizioni sono già lì a ripetere la litania dell’eversione democratica . Il presidente della commissione Nazario Pagano, di Forza Italia, uno dei quattro relatori di maggioranza sullo Stabilicum, ieri ha dato il via alla discussione partendo da tre testi base (quello del centrodestra firmato Galeazzo Bignami, e quelli delle opposizioni firmati da Riccardo Magi ed Emma Pavanelli). Solo che subito la maggioranza ha paventato di voler apportare delle modifiche “sistemiche”, tanto da mettere sul piatto l’ipotesi di un testo alternativo “ma senza stravolgimenti”, come dicono da Forza Italia. L’ipotesi, insomma, è che almeno sull’innalzamento della soglia, dal 40 al 42 per cento, per accedere al premio di maggioranza (che sarà abbassato a circa il 55 per cento alla Camera e al 57 per cento al Senato), così come sull’abbandono del ballottaggio, non si proceda per emendamenti. Se ne discute ancora, oggi dovrebbe esserci la decisione finale. Ma come spesso capita dalle parti della maggioranza, ci vuole poco a capire che gli intendimenti non sono completamente unanimi. “ Qualora optassimo per un testo nuovo, sicuramente al suo interno non ci sarebbero le preferenze ”, spiega in Transatlantico Igor Iezzi, relatore in quota Lega della legge. Anche se rinunciare a quelle stesse preferenze potrebbe rappresentare un grattacapo non da poco per la premier Giorgia Meloni. Che le aveva promesse. E che adesso deve pure fare i conti con un Vannacci che ancora ieri è tornato a ripetere di volerle introdurre (e infatti il deputato di Futuro nazionale Edoardo Ziello, che siede in commissione Affari costituzionali, le chiederà presentando un emendamento ad hoc). E’ un tema legato a doppio filo con la questione della fiducia, che ora viene derubricata all’interno della maggioranza a tema “prematuro”. Ma soprattutto a Palazzo Chigi viene attenzionata con la seguente considerazione: se mettessimo la fiducia, il voto in Aula, anche sugli emendamenti, sarebbe a scrutinio palese. E questo sarebbe un incentivo ad approvarle. “Ma se volete la mia modesta opinione, le preferenze non le vuole nessuno”, sentenzia ancora Iezzi passeggiando per la Camera. “ Il Pd, che dice di avere una sensibilità sul punto, si vedrebbe arrivare tutti i sindaci che mettono a repentaglio candidature. Ma anche da Fratelli d’Italia, ora che hanno dei seggi sicuri, si dovrebbero confrontare con le rivendicazioni dei territori. Per cui secondo me quel voto, a prescindere dalla fiducia, non passerebbe ”. Un’analisi che va in direzione opposta e che è stata presa in debita considerazione ancora dalle parti di Meloni è questa: una eventuale fiducia verrebbe letta come una forzatura, cosa che i dem Cuperlo e Bonafè hanno già denunciato a proposito dell’iter in commissione perché “non ci fanno nemmeno vedere il nuovo testo”. Con la deputata dem che ha aggiunto, con manifesta irritazione: “In queste condizioni, chiedere alle opposizioni di avviare un dialogo serio appare del tutto paradossale”. Figuriamoci allora cosa potrebbe sprigionarsi se quella stessa legge dovesse essere approvata a “colpi di maggioranza”. Ora che sondaggi come quello di Porta a Porta, sull’onda dei risultati delle amministrative, assegnano con lo Stabilicum al centrodestra (senza Vannacci) una maggioranza di circa 40 seggi. E che, secondo una relazione dell’ufficio studi parlamentare, la nuova legge elettorale avrebbe prodotto instabilità tanto nel 2018 quanto nel 2022. “ Anche per questo non vediamo la fiducia come un modo per passare sopra le nostre turbolenze interne. Se la mettessimo, sarebbe solo per accelerare un iter che le opposizioni vorrebbero prolungare all’infinito ”, sussurrano ancora nel centrodestra. Convinti che da parte del campo largo, al di là del tentativo di coinvolgimento, faranno di tutto per “buttarla in vacca”. L’accelerata, insomma, arriverà già oggi. E ad avvalorare la tesi per cui si vorrebbe approvare la legge entro l’estate c’è pure la presa di posizione del presidente del Senato Ignazio La Russa. “Se c’è la volontà politica i tempi ci sono”, ha rassicurato la seconda carica dello stato.

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