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Se il sionismo smette di essere un’idea politica e diventa una colpa
Il Foglio

Se il sionismo smette di essere un’idea politica e diventa una colpa

Al direttore - Tranquilli, Erri De Luca è solo l’inizio. Tra qualche anno ricorderemo il Club del genocidio, con lo stesso affetto con cui penseremo ai No Tav mentre viaggiamo sulla Torino-Lione. Andrea Minuz Non è un altro Erri De Luca, che è unico, ma è pur sempre un’altra testimonianza interessante, da sinistra, sui rischi dell’antisionismo. Pochi giorni fa, l’Atlantic ha ospitato un commento di Jonathan Chait, scrittore liberal americano. Secondo Chait, una parte della sinistra americana ha trasformato il conflitto israelo-palestinese in una “prova morale assoluta”, in cui il sionismo non viene più considerato un’idea politica discutibile ma legittima, bensì una forma di colpa da espellere dallo spazio pubblico. Chait osserva che dopo il 7 ottobre molti ambienti progressisti hanno mostrato “un’incapacità di riconoscere l’orrore dell’antisemitismo quando assume la forma dell’antisionismo”. E il punto centrale della sua critica è questo: una parte della sinistra ha smesso di distinguere tra governo israeliano, destra israeliana e diritto all’esistenza di Israele. Ma c’è un problema, dice Chait: trattare il sionismo come una patologia morale significa isolare milioni di ebrei progressisti che vedono nell’esistenza di Israele una garanzia storica, non un progetto suprematista. Perfetto, no? Al direttore - “Su istruzioni del presidente russo Vladimir Putin, Lavrov ha informato ufficialmente la controparte americana che, in risposta ai continui attacchi del regime di Kiev contro la popolazione civile e le infrastrutture in Russia, le Forze armate della Federazione Russa stavano avviando attacchi sistematici e mirati contro siti militari e relativi centri decisionali a Kiev”, comunica il ministero degli Esteri russo in un nota citata dall’agenzia Tass. Lavrov ha inoltre richiamato l’attenzione del segretario di stato americano sul consiglio del ministero degli Esteri russo di “assicurare l’evacuazione del proprio personale diplomatico e degli altri cittadini dalla capitale ucraina”. Eccolo il regime fascista russo nella sua più pura accezione: il sistematico, compiaciuto, obbrobrioso capovolgimento di ogni verità: gli attacchi del “regime di Kiev” sono continui e contro la popolazione civile russa, quelli delle forze armate russe mirati contro siti militari e centri decisionali, e solo in risposta agli attacchi ucraini. Al Cremlino possono permettersi ogni infamità, avendo fatto tabula rasa di una già pressoché inesistente opinione pubblica interna. La cosa incredibile è che in occidente, a partire dall’Italia, c’è chi sposa queste tesi, tende la mano a Putin, tifa per lui e il suo regime. Sono in buona parte gli stessi che applaudono appassionatamente alle flottiglie e denunciano in ogni parola che scrivono o pronunciano il genocidio a Gaza e il nazismo di Israele. Roberto Volpi Sono tanti, vero, ma chi li considera degli utili idioti di Putin, forse, non sono una minoranza. Al direttore - Caro Cerasa, condivido la sua lettura dell’enciclica di Leone XIV . Finalmente un Pontefice sostiene che l’innovazione tecnologica – in questo caso l’intelligenza artificiale – “non va demonizzata, ma governata con prudenza”. Finalmente un Pontefice sostiene che l’intelligenza artificiale non potrà mai fare a meno del lavoro umano, della sua creatività, del suo “saper fare”, della sua capacità di giudizio e di scelta, della sua responsabilità. Tutte cose che non si possono comprare con un abbonamento a ChatGPT. Siamo agli antipodi di Elon Musk e Sam Altman, che hanno ovviamente tutto l’interesse a decantare l’onnipotenza dell’AI. Siamo agli antipodi delle cupe Cassandre che immancabilmente, a ogni rivoluzione industriale, pronosticano la “fine del lavoro” e il futuro distopico che ci attende. Un non credente come chi scrive può anche avere qualche dubbio sulla possibilità di sradicare la guerra – e il male – dalla “città terrena” agostiniana. Ma certamente è magnifico e umanissimo lo sguardo che Papa Prevost getta sul mondo. Uno sguardo preoccupato ma composto. So che non frega niente a nessuno, ma a chi scrive il successore di Francesco piace. Molto. Michele Magno Al direttore - La ringrazio per l’attenzione. Una precisazione. Non sono lo spin doctor del ministro Alessandro Giuli. Anzitutto per repulsione verso gli anglicismi, ma soprattutto perché non gli avrei mai suggerito una postura “anti Fazzolari”. Anzi, su quel punto mi sarei schierato con gli ucraini, contro i filorussi e i loro fiancheggiatori saraceni. Per mie questioni di famiglia. Cordiali saluti. Luca Josi

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