Il Foglio
Non c’è solo la Bisteccheria d’Italia, a scuotere la maggioranza. Ora arriva pure la porchetteria d’Umbria. Infatti nella “regione verde”, ma tra i politici rigorosamente azzurri, leggi Forza Italia, si è consumato uno strappo che sta facendo discutere. La pietra (o carbonella) dello scandalo è il trasferimento della kermesse alimentare “Porchettiamo” dal comune di Gualdo Cattaneo (PG) alla più nota e aristocratica Todi. Per quindici anni, infatti, nella frazione San Terenziano di Gualdo è andata in scena “Porchette d’Italia”, poi ribrandizzata, anche dato l’enorme successo, “Porchettiamo”, giocando sul “ti amo” finale. Trentamila presenze, l’anno scorso, come dichiarato trionfalmente dal potente Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia e responsabile del dipartimento Agricoltura nazionale del partito. “La porchetta è un prodotto straordinario, uno degli alimenti identitari della nostra regione, l’Umbria, che a mio avviso merita un palcoscenico nazionale. In un momento in cui parliamo di globalizzazione, questo è un vero prodotto a chilometro zero” ha detto il deputato azzurro. E ancora: “Ci sono tanti allevatori e mastri porchettai straordinari che producono questa eccellenza che allieta anche le feste popolari del nostro territorio. ‘Porchettiamo’ è uno di questi, e sono certo che anche quest’anno sarà un grandissimo evento che metterà Gualdo Cattaneo al centro dell’Umbria”. Ma quest’anno, il fondamentale appuntamento è avvenuto in un’altra località, sempre in Umbria, sempre a guida Forza Italia: la più nota, aristocratica, scicchettosa Todi. Lì infatti lo scorso weekend si è svolta la manifestazione, che nel frattempo ha registrato il brand porcino come copyright, dunque non può essere replicata da nessuna parte con lo stesso nome. Il Porchettiamo 2026 ha visto tra le immani folle che hanno invaso Todi “stand delle migliori porchette d’Italia”, il momento “In punta di porchetta”, anche questo registrato, un corner “Porchettiamo & Friends” con dj set e invece pericolosamente non coperto da diritto d’autore, un momento “Porchetta ramen” aperto evidentemente anche alla cucina asiatica, porchetta “gluten free”, un’area per “Porchettaterapia”; e ancora un laboratorio per bambini “hocus porcus”, e una “porchetta beach” non si sa dove (non avendo Todi che si sappia sbarco al mare), mentre la medievale piazza del Popolo è diventata temporaneamente “piazza della porchetta”. Il dépliant sottolinea anche che è un evento “token free”, ma non c’entrano le criptovalute bensì un sistema di monete parallele per cui nella vecchia edizione di Porchettiamo, a Gualdo, si potevano pagare le varie degustazioni scambiando veri euro con una specie di moneta porcina, dei gettoni che poi venivano convertiti. Insomma, fuori o dentro la moneta unica, eterno dilemma del centrodestra, ma sempre col gettone suino. A Gualdo però si sentono abbandonati. A Gualdo non l’hanno presa bene, raccontano al Foglio, intanto perché lì il territorio è chiaramente “a vocazione” (lo stesso Raffaele Nevi ha allevamenti suini propri), un po’ perché il paese, a differenza della più cosmopolita Todi, non ha altri eventi fondamentali. Si parla di “scippo”, dopo che il comune più piccolo aveva sostenuto anche finanziariamente l’happening, di tradimento, ma la fattiva località perugina non è rimasta a guardare, è corsa anzi ai ripari, lanciando un’altra manifestazione, ma a questo punto dovendo cambiare nome. Si chiama dunque “Porquesì”, e son dovuti ricorrere a un gioco di parole un po’ complicato, una specie di crasi che si butta sullo spagnolesco (o forse sull’umbro, da leggere allora tipo “porchescì”) ma è chiaro che non può competere con l’expertise di tre lustri della vecchia organizzazione. I sindaci dei due comuni, dei due epicentri porchettici, a 15 km di distanza uno dall'altro, sono ora ai ferri corti: quello di Gualdo, Enrico Valentini, e quello di Todi Antonino Ruggiano. Entrambi di Forza Italia. I “maestri porchettai” di Gualdo intanto han fatto il gran rifiuto: non parteciperanno alla manifestazione concorrente. “La porchetta resta a casa sua, dimostrando che un marchio registrato può spostare i loghi, ma non può rubare l’anima e l’identità di un territorio”, scrive il Giornale dell’Umbria. Ma siccome è porchetta di lotta e di governo, la disfida non è relegata a una dimensione solo locale, anzi se ne è parlato in pompa magna (è il caso di dirlo) alla Camera dei Deputati: la potente deputata azzurra Catia Polidori ha presentato a Montecitorio la rinnovata edizione di “Porchettiamo”, sottolineando “il modo giocoso in cui viene presentata la porchetta, anche per il rosa del maialino”. “La porchetta nell’Italia centrale è una grande eccellenza - ha spiegato la deputata di Città di Castello - e questo evento contribuisce a definire il livello nazionale di Todi, uno dei borghi più belli che abbiamo in Italia, sicuramente in Europa e nel mondo”. Ma quelli di Gualdo, poracci, non hanno voluto esser da meno; subito approntata anche per loro la sala stampa di Montecitorio, ormai praticamente una norcineria (del resto non dimentichiamoci gli eventi dedicati alla dieta mediterranea, sempre alla Camera, by Maria Rosaria Boccia). “Grazie al confronto con rappresentanti delle istituzioni e partner tecnici, abbiamo delineato le nuove prospettive di sviluppo e innovazione che questo progetto porterà alla nostra comunità con al centro la regina del nostro territorio: la porchetta”, recita il comunicato di Porquesì. Tra i porchettisti “originari” erano presenti Nevi e il sindaco di Gualdo, e Francesco Battistoni, segretario di presidenza della Camera e responsabile dell’organizzazione nazionale di FI: appartenenti non a caso alla corrente detta della “porchetta magica”, la legione di leader azzurri così definiti da Simone Canettieri qui sul Foglio , i seguaci di Tajani “figli dell’Italia di mezzo, della campagna". Più il giovane in ascesa Andrea Romizi, coordinatore regionale di FI per l’Umbria e pare caro alla famiglia Berlusconi. Insomma, cugini di campagna o no, la porchetta azzurra si spacca. E a Todi intanto qualcuno mugugna pure sulla deriva porchettistica della città: la città di Jacopone, cara ad Alighiero Boetti, del palazzo dei Priori, della piazza del Popolo (pardon, piazza della Porchetta). Tantopiù che l’alimentare evento si è pure sovrapposto lo scorso weekend con qualcosa di molto diverso, l’inaugurazione del “Parco sculture Todini”, un giardino con opere d’arte contemporanea nelle auguste proprietà vinicole di Luisa, rampolla della dynasty locale di costruttori (ed ex europarlamentare di Forza Italia, pure lei!) alla presenza dello storico dell’arte Claudio Strinati e del critico Costantino D’Orazio, e addirittura del ministro della Cultura Giuli, reduce dalla Biennale. Inaugurazione in grande spolvero con déjeuner sur l’herbe e vipponi e solito parterre di questo tipo di eventi, signore con cappello e signori in completo di lino (e un pregiato salume offerto, racconta chi c’era, la Sella di San Venanzo). Niente a che vedere con la plebea porchetta. Che però ha incuriosito l’artistico parterre, che, tipo “Vacanze intelligenti”, si è spinto fuori dalla tenuta, si è affacciato oltre la siepe a perlustrare la democratica folla che degustava i panini nella calura. Qualcuno ha assaggiato, qualcuno ha gradito, qualcuno si è indignato. Intanto Tajani, che dovrebbe occuparsi di Hormuz e della crisi cubana, rischia di doversi dedicare, oltre che alla baia dei porci, pure alla porchetta beach, vabbè.
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