Il Foglio
L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) dell’Aia ha trovato in Siria un deposito con decine di bombe adatte a lanciare attacchi chimici e risalenti al regime di Assad. In questo magazzino, gli ispettori internazionali hanno trovato più di 70 bombe oltre a grandi quantità di esamina, una sostanza chimica che serve a produrre gas sarin. Il sarin è la stessa sostanza letale usata nell’agosto del 2013 dalle forze assadiste a Ghouta, nei sobborghi di Damasco, per uccidere un numero indefinito di civili che oscillava fra i 300 e i 1.200 morti. Il rinvenimento di un arsenale del genere è stato possibile solo grazie alla collaborazione delle nuove autorità siriane, che dallo scorso anno hanno permesso agli ispettori internazionali di svolgere indagini sul campo. Le testimonianze raccolte in questi anni di guerra sull’uso indiscriminato di armi chimiche da parte di Assad per sterminare i ribelli e i civili non mancavano. Eppure i numeri evidenziati nell’ultimo rapporto dell’Opcw evidenziano due verità ormai indiscutibili. La prima è che l’uso di armi chimiche da parte del regime dal 2011 al 2024 è stato massiccio al punto che, secondo gli esperti, oggi esiste almeno un centinaio di siti di stoccaggio. Di questi, a oggi ne sono stati rinvenuti appena 26. Nonostante le prove documentali raccolte, le foto dei cadaveri di vecchi, donne e bambini soffocati dal sarin, alcuni leader occidentali presero posizioni molto caute nei confronti del regime, come quando l’attuale premier italiana, Giorgia Meloni, aveva definito le accuse nei confronti di Assad come un mero “pretesto per scatenare una nuova guerra”. La seconda verità rimossa, legata alla prima, è che la Russia ha sempre mentito anche in Siria. Nel 2013, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov si accordò con l’allora segretario di stato americano John Kerry: la Russia promise di smantellare l’arsenale di armi chimiche di Assad, in cambio della promessa di Barack Obama a non intervenire militarmente. Oggi sappiamo che quell’arsenale è sempre rimasto nella piena disponibilità di Assad. Fidarsi di Mosca fu un errore, anche in quel caso.
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