Il Foglio
“L’Italia si è già espressa negativamente due volte sul nucleare ”: a sinistra questo pensiero non abbandona chi ha vissuto i tempi del referendum post Chernobyl (1987) e del successivo tentativo berlusconiano (2011) di tornare alla situazione precedente, con riapertura delle centrali. Ma le sfumature, nel campo largo, fanno (e faranno) la differenza il 3 giugno, quando l’esame del disegno di legge delega governativo sul nucleare riprenderà il suo corso in Aula. Di nucleare si deve parlare, consigliano intanto i pragmatici e le circostanze internazionali, di fronte alla consapevolezza che le rinnovabili non possano farcela da sole. “Chi dice no alla sperimentazione fa male all’Italia”, dice il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, chiedendo “un atto di responsabilità per costruire oggi il bene futuro”. Se si comincia oggi a sperimentare, è il ragionamento di Orsini, ci vorranno poi 11 o 12 anni per mettere a terra i progetti, ma intanto chi potrebbe mai dirsi contrario alla sperimentazione in sé, quando la legge in materia arriverà in Parlamento? Wishful thinking che potrebbe essere smentito. I Cinque Stelle e Avs, infatti, hanno presentato due questioni pregiudiziali di costituzionalità sul ddl che mira a regolare la materia del nucleare sostenibile (entro l’estate, ha detto la premier, anche se poi si dovrebbe passare ai decreti attuativi). Il Pd – e la differenza non è da poco, visti i continui sussulti nel campo largo – non lo ha fatto Ha discusso e discuterà “nel merito”, questo l’orientamento dei parlamentari dem, anche se poi voteranno no. Lungo questo sottile confine tra distinguo corre tutto lo spirito del tempo (a sinistra): essere pragmatici o non essere? Intanto, tra i dem ci si concentra su critiche concrete: i costi alti, i tempi lunghi, la questione dello smaltimento scorie. “Non è un’opposizione pregiudiziale, la nostra”, ribadiscono. In passato, con mozioni ed emendamenti a prima firma Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, e Vinicio Peluffo, responsabile Energia del Pd, il ddl Meloni, pur definito “vuota propaganda” per il fatto di voler mostrare l’energia atomica come risposta immediata all’emergenza del costo delle bollette, i dem si sono concentrati sul tema dell’accelerazione della transizione energetica, e su fusione e ricerca tecnologica. Arrivando in Aula, le due linee nel centrosinistra produrranno comunque un voto contrario, ma la questione di metodo disegna altre vie per il futuro: “Non siamo pregiudizialmente contrari”, appunto. E l’atto degli alleati – porre la pregiudiziale di costituzionalità, appunto – è definito “tecnicalità”. E mentre da Avs e M5s ci si domanda “quanto costerà il nucleare e chi pagherà”, nel Pd ci si interroga sul che cosa possa voler dire, in prospettiva, esaminare sine ira ac studio il ddl che parla di “nucleare sostenibile” con “impianti di modeste dimensioni” dislocati sul territorio.
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