Il Foglio
Yes, we can? No: yes weekend . L’immagine più nitida per inquadrare il momento storico vissuto dal centrosinistra è una bellissima foto in bianco e nero diffusa pochi giorni prima della chiusura della campagna elettorale. Nella foto, sono ritratti Elly Schlein e Giuseppe Conte, leader del Pd e leader del M5s. Conte e Schlein si guardano con affetto e simpatia, si sfiorano quasi come a volersi dare un bacio. Ma la caratteristica vera di quella foto, tenerezza a parte, è che esprime con forza l’unico elemento politico che caratterizza l’identità del centrosinistra: stare insieme, stare vicini, stare uniti, per fare cosa però non si sa. Negli ultimi anni vissuti dall’opposizione, l’immagine dello stare uniti, dell’abbracciarsi senza toccarsi, dello stare insieme senza esagerare, del costruire contenitori senza sapere bene cosa metterci dentro non è solo il messaggio politico più forte che ha consegnato il cosiddetto campo largo al paese: è semplicemente l’unico. Stare insieme, costruire una squadra, creare un gruppo, mettere insieme i puntini, scommettere sull’algebra stando attenti a mettere in piedi una coalizione il cui elemento principale è nel migliore dei casi non dire nulla, scommettendo sulle immagini, sullo stare insieme, sul lasciare intendere agli altri quello che si potrebbe pensare, e nel peggiore dei casi è invece dire tutto e il contrario di tutto, su qualsiasi tema, su qualsiasi obiettivo, tranne che su quelli generici, di bandiera, nella consapevolezza che l’unica forma più pura di unità, di karma, di pace sociale, di compattezza, resta la foto: abbracciarsi, guardandosi negli occhi, ma non dire nulla. Il centrosinistra che si prepara ad affrontare una lunga campagna elettorale che con buona probabilità potrebbe durare nel migliore dei casi un anno e nel peggiore dei casi diciotto mesi, se si andrà davvero a votare nell’autunno del 2027, ha scelto di entrare da tempo in modalità still life, natura morta, sulla base di un’idea pericolosa: il vento sta cambiando, il referendum costituzionale lo dimostra, gli equilibri stanno mutando e per questo il centrosinistra deve semplicemente prepararsi a governare, non mostrando attitudini di governo, svolte responsabili, scelte coraggiose, crescite politiche, ma limitandosi semplicemente a restare immobile, fermo, sotto terra, still life, nella consapevolezza che una storia è finita e che un’altra ne sta inevitabilmente per cominciare. Un dirigente del Pd non ostile a Elly Schlein, conversando con chi scrive due giorni fa di fronte a un parcheggio di biciclette Lime a Piazza Venezia, a Roma, mentre provava, senza successo, a scannerizzare il suo Qr Code per superare il traffico infernale della Città eterna, eterna come gli incolonnamenti di auto tra via del Corso e via del Tritone, tentativo riuscito di trasformare la famosa città dei 15 minuti in cui si può fare tutto nella città dei 15 minuti per fare un metro in auto, si è lasciato andare a una confessione amara: nel mio partito, da troppo tempo, si ragiona su quale sia il giusto equilibrio da trovare nel nostro eventuale futuro governo, le liste dei ministri che viaggiano sulle nostre chat superano le liste delle idee che dovremmo mettere in campo per governare, e quel sentirci già al governo, come se i 15 milioni di No al referendum fossero tutti del campo largo, ci porterà a sbattere, se davvero continueremo a muoverci come una coalizione il cui fine è vincere solo per gentile concessione degli avversari. L’idea dell’immobilismo del centrosinistra , del vivere di sole foto, dell’affrontare ogni problema della contemporaneità chiedendo al governo di riferire in Aula, senza riferire il proprio pensiero, è direttamente collegata all’essenza della leadership di Schlein, che potremmo sintetizzare con una formula di questo tipo: Npc, Non Provocare Conte . L’ossessione più grande di Elly Schlein, il suo più importante tratto politico e identitario, è quello di non dare al M5s alcun pretesto per attaccarla . E all’interno di questa morsa, il risultato per il Pd è quello di dire così poche cose contro il M5s da apparire una costola del M5s, al punto da trasformare il Pd in un’appendice del M5s . Sull’Ucraina, si vota per difendere Kyiv, ma non lo si rivendica. Sulla giustizia, il Pd ha un tratto garantista, ma lo si nasconde. Sull’energia, i sindaci del Pd lavorano per avere più termovalorizzatori, come a Roma, e il Pd nazionale piuttosto che sostenere gli sforzi dei suoi sindaci sceglie di dedicarsi ad altro, incoraggiando chi va in una direzione opposta. Sull’immigrazione, si critica il modello Albania ma, sapendo che sul tema immigrazione ci sono sfumature troppo diverse con il M5s – Conte in fondo è lo stesso premier che firmò i decreti Sicurezza di Salvini nel 2018 – non si dice cosa si vorrebbe: basta il no, sul sì si vedrà. Sui temi europei, storia simile: il M5s porterà in Aula questa settimana una proposta contro il Patto di stabilità europeo, il Pd ha tutta l’intenzione di non commentare, di non reagire, di stare immobile. Stessa storia con il nucleare: mozione in arrivo del M5s contro la legge delega, niente nucleare, solo rinnovabili, con il piccolo dettaglio che più che puntare sulle rinnovabili il Pd finora ha fatto altro. Ha scelto, per dire, di votare a favore delle leggi fatte da una governatrice che appoggia, Todde in Sardegna, che sulla battaglia contro le rinnovabili ha fondato la sua azione di governo. Il difetto della modalità Npc, fra i tanti, non è solo quello di aver costruito sul non dire nulla l’identità del Pd. E’ anche quello di aver contribuito ad alimentare un equivoco storico: dare al M5s più peso di quello che dovrebbe avere. I numeri delle ultime elezioni sono lì a ribadire che il M5s, nei rapporti con il Pd, dovrebbe essere trattato come se fosse una sorta di nuovo Udeur . Il dato delle ultime amministrative è netto . Nei capoluoghi, il risultato migliore raggiunto dal M5s è ad Avellino, con 2.267 voti e il 7,59 per cento. Seguono Chieti, 1.093 voti e 4,49 per cento; Salerno, 2.868 voti e 4,45 per cento; Macerata, 837 voti e 4,33 per cento; Andria, con la lista M5s-Avs, 2.118 voti e 4,15 per cento; Crotone, 1.196 voti e 4,08 per cento. Più indietro Trani, 1.029 voti e 3,42 per cento; Messina, con M5s-Controcorrente, 3.083 voti e 3,01 per cento; Venezia, 2.779 voti e 2,61 per cento; Pistoia, 924 voti e 2,34 per cento; Prato, 1.571 voti e 2,33 per cento; Arezzo, 826 voti e 1,99 per cento; Fermo, 295 voti e 1,71 per cento; Mantova, 261 voti e 1,30 per cento. E dunque: perché non prenderne atto? La risposta è purtroppo sconfortante: l’inseguimento del M5s, il modello Npc, non è una scelta dettata dall’algoritmo del consenso ma è una scelta dettata dalla costruzione di un’identità affine a quella della nuova Udeur. La decisione del non dire nulla, del non fare nulla, del non dettare un’agenda, un’agenda diversa dalla politica del no, può avere successo, in caso di processo autodistruttivo del centrodestra, ma è una decisione che allo stesso tempo rischia di trasformare l’immobilismo, il non dire nulla, nell’unica forma di responsabilità dell’alternativa, evidenziando una fragilità che si traduce in vulnerabilità . La formula still life funziona in foto, funziona quando il vento soffia così forte da non dover fare altro che alzare le vele, ma se il vento non soffia forte, se il vento è un soffietto, e non lo si capisce, l’atteggiamento di immobilismo diventa tracotanza, hybris direbbero gli antichi, e avere un’alternativa che piuttosto che scommettere sulla formula dello yes, we can , stiamo insieme per fare qualcosa, scommette sullo yes, weekend, stiamo insieme per non dire nulla, rifugiandoci in qualche casolare di campagna nel fine settimana senza far sapere a nessuno cosa pensiamo, per far passare il tempo, osservando la nostra clessidra gigante, può portare risultati se il vento soffia forte, cosa che non si vede, ma può essere anche l’unico modo per il centrodestra di essere incredibilmente ancora competitivo. E se vi chiedete perché il centrodestra stia facendo di tutto per garantirsi che sia questo l’assetto da preservare all’opposizione in vista delle politiche future, via legge elettorale, forse avrete capito perché. Yes, we can? No: yes weekend .
Go to News Site