IL TEMPO
Altro che politica dal basso verso l'alto. La candidatura dell'ex portavoce di Conte, Rocco Casalino, nella sua Ceglie Messapica è solo un “taxi” o meglio uno step necessario per ottenere l'auspicata poltrona da onorevole. Tutti sanno che la sua ultima discesa in campo non è legata all'amore per il paesino in cui è cresciuto, ma è piuttosto un passaggio obbligatorio. Secondo l'ultima regola voluta dal suo ultimo datore di lavoro, ora leader del M5S, per concorrere a elezioni di livello maggiore è indispensabile concorrere a livello locale, prendendo più voti della media della lista in cui ci si è presentati. Ecco perché, pur non essendo stato eletto, avendo ottenuto 246 consensi, ovvero tre volte di più degli altri grillini, la sua decisione potrebbe rivelarsi "sensata" in ottica Montecitorio. Peccato che non sia proprio così. Considerando che parliamo del volto televisivo dei pentastellati, non solo la sua entrata in Consiglio comunale doveva essere pressoché scontata, ma soprattutto "il portavoce" non doveva arrivare dietro a una sconosciuta consigliera d'opposizione. Isabella Vitale non solo gli è davanti, pur non potendo contare sui potenti mezzi dello spin doctor di Giuseppi, ma soprattutto dimostra come esista, sul territorio, una classe dirigente indipendente che vale più del gotha che, un tempo non molto lontano, occupava Chigi. Lo stesso sorpasso al Pd, predicato alla vigilia della campagna elettorale, in Puglia, è solo un lontano miraggio. L'unica certezza, quindi, è solo che l'ex gieffino, da quando ha lasciato Piazza Colonna, non ne indovina una. Partiamo dagli annunci e in modo particolare da quelli degli ultimi mesi. In un'intervista al Foglio, rilasciata il 26 febbraio, presentando il quotidiano “La Sintesi”, l'aspirante direttore diceva che avrebbe intervistato Merkel e Musk, nonché che avrebbe portato con sé giornalisti di Corriere, Repubblica, Messaggero e Verità. Insomma, chi ne ha più ne metta. Organizza addirittura “provini” per reclutare i migliori. Peccato che non solo non c'è fila per le audizioni, ma del quotidiano cartaceo non s'intravede neanche l'ombra, così come dei roboanti colloqui promessi. Non gli va meglio, d'altronde, il ritorno in tv. Casalino è tra i 5 Stelle quello che più di tutti, prima dell'ultima batosta per i compagni, predicava la fine del governo dopo il referendum. Nessuno dimentica quando il pentastellato, invitato da Floris, spiegava come «nel caso in cui Meloni avesse perso quella contesa, avrebbe perso anche i successivi appuntamenti». Concetto ribadito, sulla stessa rete, all'amica Lilli Gruber. Qui aveva addirittura ipotizzato «l'anatra zoppa» in caso di vittoria del No. Non solo non è accaduto nulla di quanto predicato, ma la maggioranza vince ovunque le comunali. Chi auspicava crisi, al contrario, viene respinto alle urne, rimediando una figuraccia non di poco conto. Ma nonostante ciò, l'aspirante deputato non si arrende e, due giorni fa, torna, dai soliti studi di La 7, a spiegare come alla destra «stavolta sia andata male» e come l'unico, a quelle latitudini, «a essere credibile sia il solo Vannacci». Parla addirittura di una premier «preoccupata dagli ultimi dati economici». Peccato che si tratti dell'ennesima balla, considerando che i numeri relativi all'occupazione e allo sviluppo sono tutt'altro che a negativi. A parte un'inflazione globale, a cui tutti cercano di "rimediare", quest'Italia, nei fatti, è quella che più di tutti sa reagire. Motivo per cui a sorridere, per l'ennesima esternazione, non sono tanto i compagni, considerando i precedenti, ma i sostenitori del centrodestra. Le profezie di Rocco, vedi comunali, a loro dire, rappresenterebbero più di un semplice portafortuna.
Go to News Site