Il Foglio
È stato un momento rivelatore, uno dei tanti. Ma martedì scorso, all’assemblea generale di Confindustria , in un soffio, in un attimo, Meloni ha fatto capire in che condizioni si trova il suo governo e anche la presidente del Consiglio. Le condizioni riguardano l’economia, certo, ma riguardano anche il più grande cortocircuito, in parte confessabile e in parte no, con cui deve fare i conti da tempo la presidente del Consiglio: le conseguenze tragiche e tragicomiche del trumpismo sulla vita dell’Italia. Meloni, a un certo punto del suo discorso a Confindustria, ha elencato i problemi del presente, li ha messi in fila, e nel metterli in fila ha fatto come fanno i bambini che giocano con i puntini, unendo i quali alla fine si intravede una figura. I contorni dello scenario nel quale ci muoviamo, ha detto Meloni, sono chiari a tutti in questa sala, quei contorni fondamentali: la guerra in Ucraina, i dazi americani, il conflitto in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz, il ruolo della Cina. Unire i puntini non è difficile. Se la guerra in Ucraina non finisce è anche perché c’è un signore in America che non aiuta Kyiv come potrebbe. Se l’Europa è stata minacciata dai dazi è perché c’è un signore in America che non governa l’economia come potrebbe. Se c’è un conflitto in Iran è perché c’è un signore in America che attacca altri paesi senza strategie solide per vincere quelle guerre. Se lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso è perché quel signore in America commette guai su guai. Se la Cina ha più centralità degli anni precedenti è perché c’è qualcuno in America che ha permesso a Pechino di essere più forte di quello che è. Con un paradosso, tra l’altro, segnalato ieri dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta : “Le politiche protezionistiche non hanno ridotto gli squilibri che intendevano correggere. Il disavanzo degli Stati Uniti nel commercio di beni è rimasto invariato in rapporto al Pil, in presenza di fattori che hanno continuato ad alimentare la dinamica delle importazioni; il 90 per cento dell’onere dei dazi è ricaduto su consumatori e imprese americani. Parallelamente, la Cina ha rafforzato la propria presenza commerciale su scala globale, conseguendo avanzi molto ampi”. Unire i puntini per capire che i problemi di Meloni sono tanti. Ma il più importante oggi ha un nome che inizia per “Don” e un cognome che finisce per “Ump”. Stare in guardia e ripararsi. Quello che avete letto è un estratto dalla newsletter del direttore Claudio Cerasa, La Situa. Potete iscrivervi qui, è semplice, è gratis.
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