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Sospetto caso di Ebola a Cagliari, ma il rischio resta molto basso
Il Foglio

Sospetto caso di Ebola a Cagliari, ma il rischio resta molto basso

Atterra a Roma sabato 30 maggio, prende un secondo volo per la Sardegna, e da un paio di giorni ha febbre e un po' di tosse. È bastato il rientro da Kinshasa per far scattare a Cagliari tutti i protocolli previsti per un sospetto caso di Ebola . L'uomo è stato prelevato dalla sua abitazione di via Manno e trasportato all'ospedale Santissima Trinità, nel reparto infettivi, dove resta in isolamento in attesa dei risultati degli esami. L'intervento ha l'aria delle grandi emergenze. Il 118 ha prelevato il paziente, mentre polizia, vigili del fuoco e polizia locale transennavano la strada per impedire contatti con i passanti. Medici e infermieri in tute asettiche e mascherine sono entrati nell'abitazione e hanno portato via l'uomo. La scena, però, conta meno dei numeri. E i numeri, in questo caso, raccontano una storia molto meno drammatica. L'indagine epidemiologica della Asl ha ricostruito i movimenti del paziente , rientrato all'inizio di maggio per andare a trovare alcuni familiari nella capitale congolese. Il punto decisivo è uno: l'uomo non si è mai spostato da Kinshasa. E l'epidemia di Ebola dichiarata due settimane fa nella Repubblica Democratica del Congo è in corso nella provincia di Ituri, all'estremo nord-est del paese, a oltre millecinquecento chilometri dalla capitale. Febbre e tosse leggera sono compatibili con decine di infezioni stagionali assai più banali. Come prevedono i protocolli del ministero della Salute, gli esami si fanno allo Spallanzani di Roma. Per alcune ore il problema è stato il trasferimento dei campioni: dopo aver vagliato varie ipotesi, è stata l'Aeronautica militare a mettere a disposizione un volo, atteso in serata nella capitale. I risultati arriveranno domani . Il ministero, in contatto con le autorità sanitarie sarde e con lo Spallanzani, ribadisce che il rischio in Italia resta molto basso . Diverso, e serio, è il quadro in Congo. A Bunia, durante la visita del direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, Medici Senza Frontiere ha lanciato l'allarme: i casi crescono rapidamente, centinaia di campioni restano non analizzati, gli aiuti e il personale medico arrivano in ritardo. Mai prima un'epidemia aveva registrato così tanti casi a così poco tempo dalla dichiarazione, avverte il vicedirettore delle operazioni Alan Gonzalez, secondo cui nessuno ne conosce ancora la reale portata. A differenza delle precedenti, questa epidemia coinvolge il virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini approvati né trattamenti specifici , e che è difficile da diagnosticare per la limitata capacità di test. Le chiusure di frontiere e aeroporti – una misura di igiene fondamentale in questi casi - rallentano però anche l'ingresso di forniture e specialisti. Per riportare la situazione sotto controllo, sostiene Msf, serve un ampliamento immediato della capacità diagnostica e un rafforzamento coordinato della risposta. Il caso di Cagliari, insomma, è la coda lontana e forse innocua di un'emergenza reale, che si gioca a migliaia di chilometri di distanza.

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