Quotidiano Libero
Smobilitare dalla realtà. Andarsene, passare oltre con un’alzata di spalle, relativizzarla all’infinito. Secondo Sir Roger Scruton, è lo stratagemma tipico della (pseudo)cultura di sinistra, ostinatamente aggrappata ai propri teoremi. E la “rimozione della realtà” è esattamente la carta che si stanno giocando le cattedrali mediatiche del campo progressista (“largo” ad ora rimane un auspico ottimistico). Due casi di scuola svettano: sullo schermo il Talk Unico di La7, su carta Il Fatto Quotidiano. Sostanzialmente, un bollettino giornaliero di sventura. Italia allo sbando, Italia fanalino di coda di un’Europa immaginaria (come se fossimo nei primi anni Duemila, come se esistesse ancora la locomotiva franco-tedesca), Italia isolata (con variante, appena Meloni incontra un leader estero: Italia a rimorchio di qualcuno), comunque Italia da rifare. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47955192]] Anziutto attraverso le magnifiche sorti e progressive elettorali, perché dal referendum il popolo non vede l’ora di portare nella stanza dei bottoni Elly, Giuseppi & tassatori di complemento. Non sono iperboli nostre, è la cronaca alternativa che esonda dai tinelli telesivi dei Floris e dei Formigli (schema preferito: sette contro uno, il paria di destra) e che viene impaginata quotidianamente da Travaglio e da certi giornaloni che ormai sono sue pallide imitazioni. Postilla gradita: maggioranza devastata da guerre interne e sul punto di spaccarsi (è così dal 22 ottobre 2022, giorno del giuramento del governo). Ieri la prima del Fatto è approdata a esiti espressamente dadaisti: «Carovita, tassi e bollette: a destra tutti contro tutti». Mancava il “come fosse antani” di tognazziana memoria, e la supercazzola era completa. La realtà, però, è una brutta bestia. Non solo, come diceva Joseph Ratzinger, «ha i suoi diritti» a dispetto di qualunque contraffazione ideologica. Ha anche una particolarità: pure se non glieli riconosci, a un certo punto arriva. Ecco, a lorsignori in questi giorni è toccata un’overdose di realtà. Sondaggio firmato Pagnoncelli sul Corriere di ieri: il Pd, principale partito d’opposizione, perde non qualche decimale, bensì il 2,2%, scendendo alla soglia del 20%. Il principale partito di governo, Fratelli d’Italia, cresce invece dell’1,4%, raggiungendo il 27,6%. Tra Giorgia e Elly è tornato a esserci un partito di medie dimensioni. Questo ovviamente non determina alcun esito scritto, rimane la variabile impazzita (al punto di fare il gioco della sinistra?) Vannacci da decifrare, ma la salute della maggioranza in vista del fine-legislatura è oggettiva. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47935281]] In compenso quella del Paese boccheggia, sbraitano da mesi i politici giallorossi che hanno picconato i conti pubblici a forza di bonus e i loro corifei giornalistici di riferimento. eccato che poi la maledetta realtà si (ri)presenti col bollino dell’Istat, difficilmente accusabile di propaganda filo-sovranista. E infili dati in serie che sgonfiano la bolla disfattista dell’apocalisse permanente: ad aprile 2026 gli occupati sono cresciuti di 123mila unità su marzo e di 269mila su aprile 2025. Il tasso di occupazione piomba al 63,1%, record dall’inizio delle serie storiche nel 2004. Quanto al Pil, è aumentato dello 0,3% rispetto allo scorso trimestre e dello 0,8% su base annua (rivedendo al rialzo le stime precedenti). Non è il Bengodi, sono fondamentali positivi con tutta la perentorietà dell’aritmetica, dentro una congiuntura internazionale che ormai ha scavalcato la complessità e si è fatta espressamente pazzotica. Quindi, per quanto non s’intoni col canovaccio preconfezionato da autori di trasmissioni e titolisti zelanti, sono altrettanti sintomi di buon governo. E infatti quando poi il summenzionato popolo è convocato davvero al seggio, non ha tutta questa frenesia di gettarsi in braccio alla coalizione della patrimoniale e della Flotilla, anzi. Venezia, la città di gran lunga più importante in cui si è votato (e dove certi istituti un po’ a digiuno di realtà davano la sinistra nettamente in vantaggio), ha visto il trionfo del centrodestra al primo turno. Non solo: ha visto il fallimento del progetto di definitiva trasformazione del campo (fu) progressista in cartello islamo-gauchista, con l’affollamento di candidati islamici e i santini elettorali in nome di Allah. Il neosindaco Venturini, viceversa, ha vinto parlando di impresa, laboriosità veneziana, proiezione della città al centro delle dinamiche economiche, come da sua tradizione. Rimane una cosa che possono fare, nelle riunioni di redazione, in certi studi televisivi, agli aperitivi della gente che piace (a se stessa) e che sa (poco). L’ultima, l’unica possibile di fronte alla pervicacia della realtà. Cari colleghi di La7, del Fatto e relative gazzette di risulta: arrendetevi. La realtà vince.
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