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La saga del Crodino, l’aperitivo biondo fedele a se stesso | Collector
La saga del Crodino, l’aperitivo biondo fedele a se stesso
Il Foglio

La saga del Crodino, l’aperitivo biondo fedele a se stesso

Maurizio Gozzelino è morto nella notte tra il 22 e il 23 maggio scorsi . Aveva 91 anni, era nato a Saluzzo, si era formato all’Istituto enologico di Alba, e nei primi anni Sessanta Piero Ginocchi lo aveva convinto a lasciare Torino per Crodo, piccolo centro della Val d’Ossola. Lì, nelle sue Terme, Ginocchi produceva chinotto e tamarindo e cercava qualcosa di diverso da offrire al pubblico del Boom. Gozzelino mise a punto una miscela di erbe aromatiche – chiodi di garofano, cardamomo, coriandolo, noce moscata e qualche altro mistero – lasciata riposare in botti di rovere per sei mesi. Come un cognac o certi chardonnay barricati. Solo che quell’intruglio non ubriacava nessuno . Il 28 luglio 1965 uscirono dallo stabilimento 54mila bottigliette. Il prodotto doveva chiamarsi Picador, poi Biondino, infine Crodino , dal nome del paese. Gozzelino – uomo discreto – ha sempre detto che il merito era di tutti, che era stato un lavoro di squadra. Il suo nome non è mai comparso sulla bottiglia. Il Crodino, del resto, è costruito sull’assenza: niente alcol: né hangover né rimpianti. Ancora: il Camparino aveva Depero, il Crodino nessuno . Eppure la bottiglietta da 100 ml dell’“analcolico biondo che fa impazzire il mondo”, è rimasta quasi identica per sessant’anni. Tutta un’identità grafica rimasta sostanzialmente fedele a se stessa, come quegli uomini che portano lo stesso modello di scarpe da sempre e non capiscono perché dovrebbero cambiarle per delle New Balance. A pensarci oggi, dove ogni anno bisogna ridisegnare tutto per “fare un rebranding”, questa fedeltà alla forma è una piccola, frizzante, eccentricità. Il Crodino ha sempre scelto testimonial che con la sobrietà non avevano molto a che fare . Il lancio fu in grande stile: diciotto filmati per il Carosello, interpretati da Brigitte Bardot , che cantava su animazioni firmate da Roberto Gavioli . Era il 1965, e si scelse il volto più famoso dell’eccesso e della libertà per pubblicizzare un analcolico. Errore di casting o intuizione geniale? Funzionò. Poi arrivò il gorilla in giacca e cravatta , anche lui incongruo e memorabile. Il marchio è passato a Campari , poi è arrivato all’estero, dagli Stati Uniti all’Asia, seguendo un mercato che nel frattempo si era messo a correre nella sua direzione. Il Crodino ha avuto la pazienza di chi arriva prima del proprio momento: nel 1965 inventò l’aperitivo del Duemila, quando i locali hanno carte dedicate agli analcolici , la socialità vuole essere più healthy e la sobrietà è diventata una scelta estetica. Nel 2021 il Comune di Crodo aveva conferito a Gozzelino la cittadinanza onoraria. Nel 2023 la produzione si è spostata a Novi Ligure. Un’altra assenza . Il paese che aveva dato il nome al prodotto non lo produce più. Ma quell’elisir dolceamaro, nella sua bottiglietta arancione, è ancora lì. Da sessant’anni sul mercato. Non male per un intruglio che non ubriaca nessuno.

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