Collector
Per non fare un regalo a Putin, l’Ue deve mettere mano al tetto messo al prezzo del petrolio | Collector
Per non fare un regalo a Putin, l’Ue deve mettere mano al tetto messo al prezzo del petrolio
Il Foglio

Per non fare un regalo a Putin, l’Ue deve mettere mano al tetto messo al prezzo del petrolio

Bruxelles. L’uscita di scena di Viktor Orbán e l’arrivo di Péter Magyar alla testa dell’Ungheria offrono all’Unione europea l’opportunità di rafforzare in modo considerevole le sue sanzioni contro la Russia, nel momento in cui il regime di Vladimir Putin si trova sempre più in difficoltà sul piano interno e il suo esercito registra la prima perdita di territorio in Ucraina dal 2023. I negoziati delle prossime settimane sul ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia diranno se tutti gli stati membri sono disponibili a uscire dalla logica dei piccoli interessi politici o economici e sostenere fino in fondo Kyiv. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen , ha annunciato che presenterà un ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, dopo che un drone russo si è abbattuto su un palazzo residenziale in Romania venerdì 29 maggio. Il principale obiettivo rimane di ridurre le entrate con cui il Cremlino finanzia il suo sforzo di guerra. Secondo le indiscrezioni di Bloomberg, una delle principali misure potrebbe essere la sospensione del meccanismo di aggiornamento del tetto al prezzo del greggio russo. L’introduzione del price cap nel 2022 vieta agli operatori dell’Ue di fornire servizi marittimi (come trasporto e assicurazione) per il petrolio russo e i prodotti derivati se vengono venduti al di sopra del tetto. Un anno fa è stato introdotto un meccanismo di aggiustamento dinamico per tenere conto del corso sui mercati: il tetto viene stabilito sulla base del prezzo medio delle ultime 22 settimane. Inizialmente il price cap era fissato a 60 dollari al barile. Grazie all’aggiustamento, dal primo febbraio è sceso a 44,10 dollari. Ma a causa della guerra in Iran e degli effetti sui prezzi mondiali del greggio, da luglio l’Ue potrebbe essere costretta a portare il price cap a 65 dollari al barile. Sarebbe una manna per il Cremlino. La Commissione vuole evitare questo effetto perverso sospendendo il meccanismo di aggiustamento dinamico o attraverso un altro strumento. Il rischio è di andare incontro alle obiezioni di Grecia e Malta. I due paesi hanno messo il veto alla proposta di imporre un bando totale per gli operatori dell’Ue sul trasporto del greggio russo in mare. Altri stati membri sono riluttanti a intervenire nel settore degli idrocarburi finché permane la volatilità legata alla guerra in Iran. Come per tutte le sanzioni, sarà necessaria l’unanimità degli stati membri per adottare il ventunesimo pacchetto. Il tetto al prezzo del petrolio russo è considerata una delle misure più efficaci introdotta dal G7 dal 2025. Ieri la Francia ha annunciato di aver sequestrato una petroliera russa, battente bandiera del Camerun, sospettata di appartenere alla flotta ombra utilizzata per aggirare il price cap. L’operazione è avvenuta domenica in pieno Oceano Atlantico, a 740 chilometri al largo della Bretagna. Il capitano si è dichiarato di nazionalità russa, la procura di Brest ha aperto un’inchiesta penale, mentre il Cremlino ha annunciato un regime di autorizzazione per le navi straniere che vogliono navigare in acque russe. Un’altra sanzione particolarmente efficace è quella che l’Ucraina sta imponendo con i suoi attacchi in profondità contro raffinerie e infrastrutture petrolifere. La Russia ieri ha vietato l’esportazione di cherosene fino alla fine di novembre per prevenire penurie. La guerra di Donald Trump in Iran e il conseguente aumento del prezzo del petrolio avrebbero dovuto fornire un’enorme boccata d’ossigeno finanziario a Putin. Invece, secondo Bloomberg, funzionari del ministero delle Finanze e la Banca centrale avrebbero avvertito il leader russo che la spesa per la guerra in Ucraina è su una traiettoria insostenibile. La loro richiesta di tagli alla Difesa avrebbe incontrato la resistenza del ministero della Difesa e del Cremlino. Nel ventunesimo pacchetto dell’Ue potrebbero esserci nuove misure per colpire le banche e gli operatori di criptovalute in paesi terzi usati da Mosca per aggirare le sanzioni. E’ allo studio la possibilità di un embargo su alcuni minerali e metalli utilizzati nel settore aerospaziale russo e per lo sviluppo di droni, nonché su tecnologie come le interferenze elettroniche. Ma uno scandalo scoppiato in Irlanda illustra quanto siano reticenti alcuni governi europei ad andare fino in fondo nella battaglia economica con la Russia. Il primo ministro, Micheál Martin, ha chiesto che la fabbrica di allumina Aughinish, di proprietà della russa Rusal, sia esclusa dalle sanzioni dell’Ue, perché causerebbe più danni all’economia europea che a quella russa. Il governo irlandese ha sostenuto che la fabbrica esporta più nell’Ue che in Russia. Secondo l’Irish Times, nel primo trimestre del 2026, l’83 per cento delle esportazioni irlandesi di allumina è stato destinato alla Russia contro lo 0,6 per cento nell’Ue. L’allumina prodotta in Irlanda da Aughinish viene spedita a fonderie in Russia, dove viene trasformata in alluminio e poi venduto ai produttori di armi.

Go to News Site