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La prima difesa dell’Europa contro Ebola è in Africa
Il Foglio

La prima difesa dell’Europa contro Ebola è in Africa

Mentre in Italia si tirava un sospiro di sollievo per il test negativo del paziente rientrato dalla Repubblica Democratica del Congo, a Bruxelles, Copenaghen e Brazzaville prendeva forma qualcosa di forse ancora più importante: una risposta internazionale coordinata a un'epidemia che nessun paese può permettersi di considerare un problema lontano. L'UE e l'Oms hanno annunciato un rafforzamento della loro azione comune contro il focolaio di Ebola che interessa la Repubblica Democratica del Congo e l'Uganda: 15 milioni di euro di aiuti, di cui 5 destinati direttamente all'Oms, un ponte aereo umanitario con 100 tonnellate di materiale sanitario, farmaci, dispositivi di protezione e squadre di esperti già operative sul terreno. Sono cifre che raccontano una lezione che il mondo dovrebbe aver imparato negli ultimi anni: le epidemie si fermano dove nascono o diventano un problema di tutti. Non esiste una terza via. Per questo la scelta europea di investire nella sorveglianza epidemiologica, nella ricerca diagnostica, nella preparazione dei sistemi sanitari e nel sostegno alle comunità colpite non è soltanto un gesto di solidarietà internazionale. Un investimento nella sicurezza sanitaria del continente. "I virus non si fermano alle frontiere", ha ricordato il direttore regionale dell'Oms per l'Europa Hans Kluge. Una frase apparentemente ovvia che però continua a scontrarsi con una tentazione ricorrente: immaginare che la protezione coincida con la distanza geografica. L'Europa sembra aver compreso che la prima linea di difesa non è il confine, ma la capacità di sostenere chi combatte l'epidemia sul campo. Proteggere Bunia, Goma o Kinshasa significa proteggere anche Roma, Parigi e Berlino. Non è retorica globalista: è semplice realismo sanitario. Per questo la decisione dell'Italia di astenersi sull'accordo pandemico dell'Oms appare oggi una scelta che merita una riflessione. Nessun trattato può eliminare il rischio di nuove emergenze, ma la cooperazione internazionale resta l'unico strumento credibile per affrontarle. La risposta europea a Ebola dimostra che il multilateralismo, quando produce azioni concrete e rapide, non è un esercizio burocratico. E' una forma di prevenzione.

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